Quattro bravi ragazzi

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Quattro bravi ragazzi

Quattro giovani studenti vivono e si muovono come in branco in una Milano di fine Novecento. La loro vita si divide tra la monotona quotidianità del giorno e le violente scorribande notturne. I leader del gruppo sono Renè e Giorgio, ai quali si accodano Davide e Marco. Marcione, capelli lunghi a coda di cavallo, è un gay dichiarato che fa il magnaccia, ma non per questo meno rispettato dal gruppo. Renè è figlio di immigrati meridionali che gestiscono un bar di periferia dove si ritrovano tutti insieme per organizzare le loro bravate. Giorgio invece proviene da una famiglia molto agiata ed abita in una villa lussuosa appena fuori città. Davide e Marco, di estrazione medio borghese, sono le spalle a cui appoggiarsi in qualsiasi situazione. Mentre Renè è insicuro e debole, Marco è autonomo e intraprendente. Viali periferici, distributori di benzina, luna park e discoteche sono il teatro delle loro imprese, l’ultima delle quali provocherà il definitivo scioglimento del gruppo… (F.T.)

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CRITICA:
“Il titolo cita Scorsese e l’azione, ambientata in una Milano soprattutto notturna, vorrebbe ricordare la New York di certi film realisti americani, i confronti ‘nobili’ però, si fermano qui. (…) I personaggi proclamano con saccenza e con boria delle verità che non sono mai tali, si confrontano, ma senza vere riflessioni, con una fauna spesso subumana in cui è sempre molto difficile cogliere il ritratto intenzionale ed attento di una società, sia di oggi sia, come si vorrebbe farci intendere, della ormai vicina fine secolo”. (Gian Luigi Rondi, ‘Il Tempo’, 16 ottobre 1993).

“L’immodestia nel rifarsi al titolo del film di Scorsese è pari solo alla presunzione di un film che abbozza un’indagine sociologica di scarsissima serietà. Ma Michele Placido (“ideologo” d’occasione) è, con le sue gigionerie, uno spasso irresistibile” (Film.tv)

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