Qualcuno volò sul nido del cuculo

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Qualcuno volò sul nido del cuculo

Il romanzo di Ken Kesey, inquietante premonizione non solo dei moti degli anni ’60, ma anche dei tentativi di repressione che li seguirono, rivive sullo schermo con forza ed espressivita’ straordinarie. Milos Forman, l’ acclamato regista di “Amadeus” e “Larry Flynt – oltre lo scandalo”, dirige un cast di impeccabili professionisti: Jack Nicholson e’ splendido nella sua interpretazione di Mc Murphy, un uomo coraggioso e anticonformista che, rinchiuso in manicomio, portera’ gli altri internati a ribellarsi alle disumane condizioni in cui vengono costretti a vivere. Da notare tra i “malati” un ragazzo che probabilmente è stato internato proprio per la sua omosessualità. Fra i pochissimi film nella storia a vincere tutti e cinque gli Oscar principali (Miglior Film, Regia, Attore Protagonista, Attrice Protagonista, Sceneggiatura), e’ un capolavoro da non perdere.

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9 commenti

  1. thediamondwink

    Adoro Jack Nicholson e in questo film credo si stato più che superbo. L’intensità della sua recitazione supera, di gran lunga, la sceneggiatura e immobilizza lo spettatore alla poltrona. Un grande film!

  2. zonavenerdi

    Film molto apprezzato sia dalla critica che dal pubblico.Anche solo per questo si può dire che sia un “classico della cinematografia mondiale” come scrivono alcuni sotto. Ruttavia, credo, che si si possa discostare dal pensiero comune e che anche le opinioni contrarie possano avere legittimità senza esser tacciato di no0n capire niente. Quello che ho scritto è in teoria una cosa scontata, anche se leggendo alcune cose scritte sotto non si direbbe …

  3. marcellabella

    Media voti 4? Non è sorprendente. In taluni ambiti pare sia gradita la classica castrazione del sistema delle Ratched. E poi si passa ad esserne conniventi nonchè sterili.

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Varie

In un ospedale psichiatrico tutto ordine e pulizia arriva un giorno il giovane Randle P. McMurphy, che, condannato per reati di violenza, spera, spacciandosi per matto, di sottrarsi al carcere: ai medici il compito di scoprire se sia o no un simulatore. La sua comparsa, intanto, porta lo scompiglio in quel chiuso ambiente di repressione mascherata, di intransigente disciplina imposta e mantenuta da una ferrea capo-infermiera, la signorina Ratched: l’allegro McMurphy volge in burla le sedute psicanalitiche di gruppo, si improvvisa radiocronista di immaginarie partite di baseball, organizza una “scappata” in barca coi suoi compagni, impianta una squadra di basket. Più i ricoverati, però, gli stringono fiduciosi intorno, contagiati dal suo spirito di disubbidienza, più la Ratched stringe la vite del sistema repressivo. Forte dell’amicizia di un gigantesco indiano, che si era finto sordomuto, McMurphy decide di fuggire con lui. Prima, però, regala agli amici una festicciola notturna, con due ragazze fatte entrare clandestinamente. La Ratched scopre uno dei ricoverati, il mite Jimmy, tra le braccia di una di loro: lo terrorizza, facendo leva sul suo complesso di colpa, e il giovane si uccide. McMurphy, infuriato, salta al collo della capo-infermiera, quasi la strozza. Condotto in sala operatoria e sottoposto a lobotomia, McMurphy diventa una larva d’uomo che l’indiano, prima di evadere, soffoca pietosamente con un cuscino

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