Poeti dall'inferno

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Poeti dall'inferno

Verlaine (David Thewlis) poeta già affermato, legge i lavori del giovanissimo Rimbaud (L.Di Caprio) e ne coglie subito l’eccezionale valore. Quando conosce l’autore se ne innamora perdutamente: trascura la moglie, arrivando a picchiarla, e avvia una tempestosa relazione che lo porterà in carcere. Love story tra poeti geniali, dove la poesia non c’entra nulla anche se negli anni trascorsi insieme i due scrissero le loro opere migliori. Peccato che quanto risulta dalla visione del film sembri la storia di due gay sciroccati e ridicoli. (P.Mereghetti)

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10 commenti

  1. Adoro questo film, sono di parte, non riesco ad essere critica in questo caso, la componente affettiva e’ troppo forte. E’ stato uno dei miei primi film a tematica gay. Leo è fantasticamente bravo!!! David non e’ da meno. Amo Poeti dall’Inferno con tutto il carico dei miei 15 anni mai completamente smaltiti.

  2. Adoro questo film, sono di parte, non riesco ad essere critica in questo caso, la componente affettiva e’ troppo forte. E’ stato uno dei miei primi film a tematica gay. Leo è fantasticamente bravo!!! David non e’ da meno. Amo Poeti dall’Inferno con tutto il carico dei miei 15 anni mai smaltiti.

  3. L’unica cosa che apprezzo in questo film è la recitazione di DiCaprio. Per il resto è di una banalità frastornante. Si parla di due massimi poeti francesi Verlaine e Rimbaud e ne escono fuori solo due fuori di testa s/m senza motivazioni e senza il minimo aggancio all’eccezionale livello della loro produzione poetica. Decisamente sopravvalutato dai gay , almeno guardando le classifiche. Voto 5

  4. A me è piaciuto. Ok, avrà i suoi difetti ma è alquanto coinvolgente. E comunque di scene di sesso etero ce ne è una, e ce ne è una di sesso omo, e in generale non mi sembra si faccia mistero della natura della relazione che li univa, quindi non credo proprio ci sia da lamentarsi su questo punto. E riguardo le varianti sadomaso, be’ direi che lasciarsi fare un bel buco nella mano come prova d’amore lo è, non credi? E non capisco la critica di albatro, insomma nel film Rimbaud non ha alcun sogno premonitore infatti! Forse è vero che si poteva approfondire di più l’interiorità dei personaggi, ma non è che non lo si è fatto per nulla… Bho… nel complesso mi sembra che chi ha criticato prima di me sia stato eccessivamente severo, ma del resto è questione di gusti… A me, lo ripeto, è piaciuto

  5. istintosegreto

    A scuola, quando la professoressa di letteratura francese accennava timidamente alla “relazione” tra i due poeti, sorridevo sotto i baffi. Insomma, si trattava di due poeti maledetti… Ero sicuro che la loro fosse una storia passionale, di sesso sfrenato consumato ovunque, perfino con varianti sadomaso. Mi facevo certi giri di testa…
    Bene, il film non rispecchia la mia fantasia.
    Però devo dire che Dicaprio è perfetto nel ruolo di Rimbaud.

  6. grandejoe

    Forse il film che più di tutti m’ha fatto incazzare. Uscito in Italia col divieto ai minori di 18 anni, si presentava come chissà cosa. E invece di gay c’è solo un casto bacio tra i due protagonisti (molto bravi, non c’è che dire) altrimenti tocca sorbire ripetute e gratuite scene di sesso etero tra i due (separatamente) e la Bohringer (popputa ma scialba). Non è che volessi vedere per forza scene di sesso gay, ma far finta di niente nonostante i due fecero coppia fissa per anni (e scrissero le loro opere migliori) ce ne corre. Pessima anche la regia e assurdo il finale nel deserto.

  7. DiCaprio è fantastico, lo sceneggiatore e il regista molto meno…
    Il film mi è parso stranamente freddo e superficiale. Ci si sofferma troppo sulle vicende raccontate come un resoconto, una favoletta, invece che sulle angosce dei personaggi, i cui scatti e momenti di follia, non spiegati, li fanno apparire come degli psicopatici gravi. Certo che l’abuso di alcol e stupefacenti, i sensi di colpa, le angosce esistenziali e l’ipersensibilità del loro animo artistico li avrà fatti sicuramente cadere più di una volta in sfoghi folli… ma da qui a farli apparire dei matti col botto ce ne passa! E il problema secondo me è appunto quello di non mostrare le cose che li colpivano, crucciavano, ferivano, mandando in frantumi il loro delicato autocontrollo.

  8. albatro

    lo sceneggiatore o il regista non hanno capito una mazza del significato del poeta veggente…non significa che prevede il futuro nei sogni come accade nel film per Rimbaud!!!

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trailer: Poeti dall'inferno

https://youtube.com/watch?v=3-PAVFWnIhs%26color1%3D0xb1b1b1%26color2%3D0xcfcfcf%26hl%3Dit%26fs%3D1

Varie

Nel 1871, l’affermato poeta Paul Verlaine invita a Parigi Jean-Arthur Rimbaud, un arrogante adolescente, che da tempo gli invia poesie. Verlaine trova negli scritti di Rimbaud qualcosa di assolutamente unico, geniale. Rimbaud non è un poeta che esprime le sue vibrazioni interiori in modo convenzionale: animato da una esasperata tensione nella ricerca del vero, sfoga questo suo bisogno manifestando senza alcun limite o compromesso la sua filosofia della vita. Verlaine (sposato con Mathilde da cui ha avuto un figlio, psichicamente vulnerato dall’abuso di assenzio e costretto dall’indigenza a vivere con i genitori della moglie) rimane ulteriormente sconvolto dall’incontro con Rimbaud e la proposta dello spregiudicato giovane di condividere arte e “alcova” gli appare come una insperata via per sfuggire alla pesantezza della propria esistenza. Divenuti amanti, quando Jean-Arthur comunica a Paul di voler partire per Londra, questi approfitta dell’occasione e abbandona Mathilde. Ma la vita diventa difficile: il denaro è scarso e Jean-Arthur, convinto che la sua poesia è la cosa più importante, non intendendo rinunciarvi per lavorare, obbliga Paul a mantenere entrambi. Quando una profonda depressione impedisce a Rimbaud di continuare a scrivere, esuberanza e frenesie cedono il posto alla delusione e nel poeta cresce il desiderio di trasferirsi in Africa per vivere al limite della esistenza e spingersi fino ai confini della esperienza umana. In un successivo violento alterco Paul ferisce Jean-Arthur con la pistola: viene arrestato per l’accusa di sodomia lanciatogli dalla moglie e condannato. Rimbaud, trasferitosi inizialmente in Germania, infine realizza il suo sogno: gestire uno scalo commerciale in Africa, Verlaine, tornato in libertà, dopo qualche anno (conducendo una vita squallida con una donna di strada e vendendo le proprie liriche per sopravvivere), viene contattato da Isabelle Rimbaud che gli racconta in dettaglio gli ultimi anni di vita del fratello Jean-Arthur (affetto da un tumure al ginocchio gli era stata amputata una gamba ed egli, tormentato dal dolore ed in preda al delirio, era morto consumato dalla malattia). Lo scopo della visita di Isabelle diventa chiaro: costei sa che Verlaine possiede alcuni dei più controversi e blasfemi manoscritti del fratello e vuole che siano distrutti. Ma Verlaine decide di non eseguire questa richiesta: quelle poesie dissacranti e di enorme potenza emotiva potranno ricordare Jean-Arthur Rimbaud e la rivoluzione da lui introdotta nell’arte poetica.

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