Le Pietre e l'amore

Le Pietre e l'amore
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Le Pietre e l'amore

Si tratta del quarto film della “saga delle pietre”, scritto, diretto, montato e prodotto da Milli Toja, l’artista filmaker torinese che coinvolge da anni una vasta comunità di attrici e qualche attore per le sue produzioni. Sotto le spoglie di un real fantasy il film racconta alla più vasta comunità femminile la storia della Donne che vivono in montagna, in mezzo ai boschi, per difendere il simbolo della loro comunità, le pietre, che solo la Madre sa fare brillare. La comunità sta per affrontare un pericolo grande e insidioso. Le pietre, oggetto di travolgenti passioni, sono ancora in mano loro, ma qualcuno trama nell’ombra, cercando alleanze con gli uomini della montagna che da sempre desiderano impossessarsene. E l’amore si diverte a rimescolare le carte, cambiando i destini di chi cade nelle sue reti.
“La pellicola è un susseguirsi di situazioni di comicità e buon umore che si intrecciano con momenti di suspence e di riflessione politica. Il film diverte, incuriosisce, coinvolge ma ha un messaggio politico. Si parla di relazioni tra donne e donne e uomini, di autorità incarnata e circolante, sapere femminile che produce forza e ricchezza simbolica. Tutti spunti di riflessione politica. E si respira libertà. Perché dove c’e pensiero politico e si va verso il nuovo uscendo da vecchi schemi mentali che non funzionano più, c’è libertà”. (lafucinadeisaperi.com)
“Somiglia a un fantascienza-fantasy ma non lo è, può prendere ritmo da musical ma non è un musical e non è nemmeno una commedia checché a tratti la paia, ha momenti da giallo, sprazzi da epico-storico ma non è ascrivibile a nessuno di questi “generi”. Non è rinchiudibile in un genere. Domanda al contrario d’esser visto uscendo dalle nostre gabbie mentali”. (Fiorella Cagnoni, Alice’s Journal)
“Milli Toja la sceneggiatrice, regista, montatrice, ideatrice di questa saga veramente unica nella storia del femminismo italiano indica con “Le pietre e l’amore” la strada complicata delle relazioni d’amore, interagite fra donne e, fra uomini e in un caso fra un uomo e una donna. Il desiderio di potere e l’eros sono sempre sul punto di creare pericolose misture, ma anche incredibili risate e accompagnata dalle bellissime musiche di Paola Molgora, create apposta per questo nuovo film, la trama è pressante, in due ore di film che non potete perdervi” (M.D.)

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trailer: Le Pietre e l'amore

https://www.youtube.com/watch?v=Vr4mablm3r0

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RECENSIONI:

Un respiro di libertà. E’ la sensazione che ho provato mentre guardavo il nuovo film di Milly Toja Le pietre del sapere. Il mio sentire riuguardo il nuovo lavoro della regista torinese si trova in perfetta sintonia con quanto scritto da Fiorella Cagnoni nella sua recensione su Alice’s Journal che cito testualmente: “somiglia a un fantascienza-fantasy ma non lo è, può prendere ritmo da musical ma non è un musical e non è nemmeno una commedia checché a tratti la paia, ha momenti da giallo, sprazzi da epico-storico ma non è ascrivibile a nessuno di questi “generi”. Non è rinchiudibile in un genere. Domanda al contrario d’esser visto uscendo dalle nostre gabbie mentali”.
E’ proprio vero bisogna uscire dagli schemi precostituiti, è un lavoro in cui si respira il nuovo, l’originale e va assaporato a mente aperta.
La pellicola è un susseguirsi di situazioni di comicità e buon umore che si intrecciano con momenti di suspence e di riflessione politica. Sì perché il film diverte, incuriosisce, coinvolge ma ha un messaggio politico. Si parla di relazioni tra donne e donne e uomini, di autorità incarnata e circolante, sapere femminile che produce forza e ricchezza simbolica. Tutti spunti di riflessione politica. E si respira libertà. Perché dove c’e pensiero politico e si va verso il nuovo uscendo da vecchi schemi mentali che non funzionano più, c’è libertà.
Le donne della comunità sono alle prese come sempre con gli uomini della montagna che, ambiscono a rubare le pietre e impossessarsi del potere ma questa volta saranno coadiuvati da una donna che un tempo era stata parte della comunità. La “traditrice”, Aurora, ha una storia con un ragazzo che fa parte degli uomini della montagna, innamoratissimo, a cui spiegherà che ha dei sospesi con le donne della comunità e intende allearsi con loro per rubare le pietre. Per lei, di cui nessuna sospetta, sarà più semplice mettere a segno il colpo. E si accordano. Da lì un susseguirsi di avvenimenti, dialoghi e musica. Le musiche, tra l’altro molto belle , sono realizzate da Paola Molgora, che anche interpreta e i pezzi, e fanno cassa di risonanza con le emozioni della pellicola creando un armonioso intreccio tra suspence, riflessione e musica ricercata.
Una donna bramosa di potere, quindi. Un fidanzato molto innamorato. Due personaggi che scardinano l’idea che le donne sono tutte buone e gli uomini tutti cattivi. C’è il potere e chi lo insegue, e ci sono l’amore, i sentimenti, l’autorità femminile e chi la incarna e ne gioisce. Ma non sono strade senza ritorno. Si può sempre tornare indietro e cambiare direzione. Aurora mette in discussione l’autorità delle sue consorelle e della madre, il fidanzato rischia di venir punito dal Magister per un errore dovuto al suo amore per lei….
E su questo ci si può interrogare. Si può ragionare.
Il finale è ancora più suggestivo.
Un film da gustare in tutti i suoi aspetti. Una pellicola che ha il sapore della libertà. (Serena Fuart, donneconoscenzastorica.it)

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