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Uno dei film che meglio ha saputo indagare la complessità del desiderio all’interno di un rapporto tra due donne. Dopo una riuscita rappresentazione teatrale, l’attrice protagonista cade in un’inespiegabile mutismo per cui le viene assegnata un’infermiera che cerca di aiutarla. In una remota casa di campagna le due donne cercano inizialmente di stabilire un contatto che col passare del tempo diventa sempre più intenso, fino al punto da non sapere più chi sta accudendo chi, come se le due identità si stessero fondendo insieme. Con un tagliente bianco e nero il film è stilisticamente freddo, ma nello stesso tempo riesce perfettamente a coinvolgerci in un palpabile clima di erotismo. Le inquadrature che spesso sovrappongono o affiancano i volti delle due donne sono un chiaro simbolo di due vite che si stanno compenetrando. Un capolavoro che ci regala le profondità di una passione inespressa.

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12 commenti

  1. Questo film e’ un capolavoro. Ma mispiace per quelle spettatrici che non ne hanno colto il senso. Persona non e’ un film a tematica lesbica. Ma l’incastro di due anime opposte che poco a poco si scoprono essere affini, non in termini di amore ma di identificazione umana.

  2. Skippy'90

    Il doppio, il desiderio, la gelosia, la follia, il passato che ritorna e la scelta se essere dominati o dominanti per amore o
    dovere … Un capolavoro in cui l’ambiguità regna e un finale aperto ci lascerà dubbiosi se Alma dimenticherà mai Elisabeth ritornando dal suo uomo o deciderà di concedere il cuore a una donna che ama veramente e questa non la usi. Voto: 9.

  3. Non è, tra quelli di Bergman, il mio film preferito. Lo è se penso alla sua straordinaria potenza estetica, al genio di Nykvist e alla corrotta bellezza delle protagoniste. Ma probabilmente Bergman ha sacrificato troppo per questa suo esperimento poetico e metacinematografico, che andrebbe preso fine a se stesso e non ingigantito. Voler forzare la profondità dell’indagine psicologica in questa pellicola sarebbe eccessivo.

  4. si e vero ciò messo un secolo per tradurre però devo dire che ne è valsa la pena contando che alcune frasi nel doppiaggio italiano sono censurate cmq devo dire mi è piaciuto 😀 grazie jody senza di te nn l’avrei mai visto

  5. Ho trovato questo film tecnicamente perfetto, con una meravigliosa fotografia che passa da high a low key a seconda delle situazioni e degli stati d’animo delle protagoniste. Non so se definirlo bello, ma sicuramente interessante per il delirio psicologico che racconta. Lo spirito di Alma viene messo a dura prova dal silenzio cosciente di Elisabeth, prima sua assistita, poi quasi carnefice… fino a confondere le due individualità….

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Elisabeth Vogler, attrice di teatro e di cinema, si chiude, un giorno, nel più assoluto mutismo, rifiutandosi di parlare con il prossimo. Alma, l’infermiera addetta alla sua custodia in una villa isolata, cerca di risvegliarla dalla sua apatia, parlandole, con lunghi monologhi, della sua vita privata. Se Elisabeth, col suo silenzio, vuole interpretare una nuova parte di attrice, Alma con le sue confessioni, anche scabrose, compie un’autoanalisi del suo passato. L’affetto che comincia a nutrire per Elisabeth si tramuta in odio quando Alma scopre che l’attrice, in una lettera, ha rivelato ad altre persone i segreti che lei le raccontava. Si viene quindi a creare un sentimento di amore-odio che porta le due donne quasi a uno scambio di personalità. Ma Alma non vuole diventare insensibile come Elisabeth e, pur se non riesce mai a liberarsene del tutto psichicamente, si distacca da lei per continuare il suo lavoro di infermiera. (Cinematografo)

“Il film, che si distingue per l’essenzialità della messa in scena – povertà d’azione, due soli personaggi, tempo e spazio ridotti a riferimenti impalpabili e quasi metafisici – ripropone, nel contesto esistenziale d’un mondo sotto l’incubo di una crisi, la possibilità di un incontro costruttivo tra individuo e individuo, tra realtà interiore ed esteriore. Questa trattazione, pur essendo involuta, non rinuncia al fascino dei più appariscenti elementi del linguaggio cinematografico.” (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 62, 1967)

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