Passenger, The (redux 2013)

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Passenger, The (redux 2013)

Durante la ricerca di un condominio per il padre a Berlino, Nick incontra un giovane fotografo di nome Phillip, col quale fa subito amicizia. Tramite Phillip, Nick fa la conoscenza di Lilli, un’aspirante attrice. I tre, quasi senza rendersene conto diventano sempre più amici ed intimi, creandosi un mondo tutto loro, dove la realtà esterna diventa sempre meno importante. Phillip e Lilli sono ammagliati e catturati dal fascino del carismatico Nick, e si ritrovano ogni giorno di più coinvolti in un mondo di passione e lussuria, senza curarsi del mondo esterno che ormai non ha più nessuna importanza per loro. Devono ancora rendersi conto che si stanno facendo intrappolare nell’insidiosa trama di un romantico killer…
Il regista ha dichiarato di essersi ispirato ad Oscar Wilde, a Jean Genet e anche a Patricia Highsmith, e che le storie d’amore e omicidio lo hanno sempre interessato. Nel film ha messo anche qualcosa della sua storia personale. Ha anche detto di “essere stanco di vedere solo film gay o lesbici fatti apposta per gay o lesbiche, io preferisco parlare di film queer, come alcuni titoli prodotti fino a “My Beatiful Launderette”.
Per questo ho voluto raccontare una storia gay fra personaggi che non sono apertamente dichiarati, mescolando elementi gay ed etero nei protagonisti maschili, ma anche in quello femminile, rischiando di non essere politicamente corrente e dannoso. Ho rischiato il kitsch attribuendo codici gay a persone etero e viceversa, come si può vedere nella scena della lotta con l’asciugamano bagnato negli spogliatoi, ma anche in molti altri momenti del film. Ho voluto creare un film horror che sia anche un film sentimentale, con una forte storia d’amore. Penso di aver così fatto un film molto più queer di tanti altri che mostrano scene di sesso tra due uomini o due donne”. Il film è un rimontaggio di un’opera del 2011.

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NOTE DI REGIA:

THE PASSENGER was an experiment – for me, as a “gay” film maker. Maybe a polemic one.
Everybody – at least all gays and lesbians – talk about the “queer cinema”. Actually, I kept on wondering – what IS queer cinema? I can’t see it anywhere. I only read and hear about it. I only see gay movies made for gay men and lesbian flms made for lesbian women. Is
“queer cinema” just an idea, a notion, a point of view, an intellectual approach on cinema
before1985, before “my beautiful launderette”?
Asit happens, i wanted to make a queer film, not a “gay” one. I decided to tell the gay story between the main characters not openly gay.I found this a very interesting experiment – maybe politically incorrect and dangerous – to “recode” the gay undertones and the story in its subtext again. I wanted to make “gay” a mystery again, openly and obviously, so it has no more (political) power and to turn it around,to hide the gay elements in all the non-gay elements in both male characters, but also in the female character. Also in the romantic, melodramatic rudimentary way of telling where I went to the very edge of kitsch, I “gay coded” the heterosexual in the film, made it appear gay. On the other hand I tried to reveal the “gay element” in the heterosexual, as can be seen in the wet towel battle in the locker room scene for example, but also in many other parts of the film. Apart from this, the camera is raving all the time about Nick, the protagonist, non-stop and dreaming about him with open eyes…
…but, actually, the idea of “queer”cinema is going much further: to search for beauty, for love, with a serial killer as the main character in a thriller – no regular guy would do this, ironically speaking. But that’s queer cinema for me! A change of identity. A horror movie that is actually a love story when you take a closer look. In some ways, it’s a “travesty”, a “gender swap”, well, a “disguise” of genres. That, to me, is much more “queer cinema” than explicit sex scenes between two men or two women. This idea, this concept, the understanding of “queer cinema” has now almost disappeared from peoples minds.
THE PASSENGER is narrated out of this awareness.
(Tor Iben, September 2013)

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