Pasolini un Delitto Italiano

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Pasolini un Delitto Italiano

Pasolini, un delitto italiano è un film molto intenso sull’assassinio di Pier Paolo Pasolini e sulle vicende giudiziarie successive. Ciò che caratterizza il film è l’intento di riattivare i dubbi sulla ricostruzione dell’episodio mortale per il poeta: non un solo omicida ma più persone. C’è grande tensione, ma senza che questa scada in facile emozione. Non vi è nulla di retorico. Per alcuni il film agisce da riattivatore di ricordi precisi: le letture del Pasolini corsaro, la sua profondissima polemica anticonsumistica. Nei più giovani suscita attenzione verso un grande protagonista della cultura del Novecento.

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2 commenti

  1. zonavenerdi

    L’ho rivisto oggi su Sky on demand. Confermo tutto quello che ho detto la scorsa volta.L’insabbiamento di quel “colpevole in concorso con ignoti” fa proprio parte del modo di agire italico.

  2. zonavenerdi

    Molto bello questo film e credo che sia spiegato davvero bene il processo. L’insabbiamento di quel “colpevole in concorso con ignoti” è abituale in Italia per tutti quei processi di cui non si vuole venir a sapere cosa davvero è accaduto …

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Il 2 novembre 1975, su di uno sterro ad Ostia vicino al mare, viene assassinato lo scrittore omosessuale Pier Paolo Pasolini. Poco prima della morte aveva invitato a salire sulla sua automobile un giovane balordo Pino Pelosi – incontrato alla stazione Termini di Roma, come afferma questi presto arrestato. Dalle prime, convulse indagini e sulla base delle dichiarazioni di Pelosi, sembrò chiaro che l’assassino era solo: Pasolini fu ucciso per i numerosi colpi infertigli con una rudimentale tavoletta raccolta sulla sabbia dello squallido luogo. Impadronitosi dell’automobile del morto, Pelosi passò sul corpo di questi fuggendo a Roma. In seguito, sulla versione sorsero non pochi dubbi: a parte l’eccesso di reazione da parte del giovane (richiesto di una prestazione particolare, a suo dire subito rifiutata), e l’arma usata (un legno sconnesso e fradicio), alcuni dettagli poco chiari o addirittura disattesi dagli inquirenti, fecero emergere gradualmente l’ipotesi che l’assassino non fosse affatto solo. L’ispettore Pigna indagò su amici (altri balordi di borgata): vennero interrogate le famiglie interessate (la cugina del poeta, Graziella Chiarcossi, e i genitori di Pino, i coniugi Rosa ed Antonio Pelosi), mentre si pensò pure al criminale intervento di estremisti violenti e alla eventualità di mandanti politici, poichè Pasolini si era fatto molti nemici e, forse, poteva essere diventato un individuo scomodo. In realtà nei suoi scritti più recenti aveva affermato che, pur non essendo in possesso di prove, “sapeva molte cose” nel campo della politica e del Potere. In sede di processo gli avvocati di Pelosi si basarono sulla minore età dell’imputato e sulla provocazione attuata dal poeta, ben noto omosessuale. Il Tribunale sentenziò una condanna “ridotta” confermata in Appello e in Cassazione, poichè le due istanze superiori evidenziarono che una complicità di terzi nel delitto era apparsa “improbabile”, malgrado la scrupolosa ed attendibile perizia del professor Cancrini.

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