Parallel Sons

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Parallel Sons

“Parallel sons” è una bella storia, un film che potrebbe avere lo stesso successo di Brokebabck Mountain. Merita lo stesso tipo di attenzione. Il regista John G. Young prende la questione di petto, inserisce i personaggi in un normale ambiente e termina la vicenda lasciandoci allibiti, come un fulmine a ciel sereno. Seth Carlson (Gabriel Mann) vive in una piccola città nella contea di Adirondacks chiusa ad ogni forma di progresso sociale. Gestisce con la famiglia una tavola calda. Manca la madre che è assente nel film. Seth anela lasciare la piccola città per recarsi a New York City. E’ un ragazzo dolce, gay, un giovane artista infatuato della cultura afro americana. Suo padre a malapena tollera questa sua curiosità, sua sorella più piccola lo sostiene e incoraggia. In questa situazione Seth deve scansare le avance di Kristen (Heather Gottlieb), che non sembra aver notato che tutte le foto che decorano la camera sono di bellissimi ragazzi afroamericani e non di donne. Ma l’amore è cieco. Mentre si reca a casa vede all’interno della macchina dello sceriffo un uomo. Si chiama Johnson, è un afroamericano (Lawrence Mason) che più avanti, durante un tentativo di fuga, cercherà di rapinare la tavola calda. Durante la rapina Seth si accorge che Johnson è ferito e vinta la sua paura di essere denunciato lo porta in una vecchia casa abbandonata che usa come rifugio dalla tristezza e opacità della sua vita, un luogo dove sogna e resta in pace. L’inizio del rapporto non è dei più facili ma lentamente entrambi cominciano a fidarsi uno dell’altro, tanto che durante una passeggiata fuori dal rifugio Johnson entra nella casa del ragazzo. Osserva le foto della famiglia, entra nella sua stanza e qui intuisce che Seth è gay, mentre lui ha un figlio che ha dovuto abbandonare. Scoperto casualmente il documento di riconoscimento di Johnson un amico di Seth lo denuncia e i due decidono così di scappare. Durante la fuga i due hanno una notte di passione. Seth e il suo amante voglio costruirsi una nuova vita a Toronto, ma l’autore del film ci farà comprendere quanto sia difficile inseguire la felicità quando tutto intorno è ostile. La fine della storia lascia sorpresi… Con un delicato racconto e con un basso budget, il regista Young è in grado di portare il pubblico ad affrontare alcune questioni circa il reale e spaventoso bigottismo e pregiudizio che accomuna il colore e la sessualità. Altamente raccomandato. (Paolo Cucchi)

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