Il Pane nudo

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Il Pane nudo

Tratto dalla storia vera dello scrittore marocchino candidato al Premio Nobel Mohamed Choukri, voce censurata per anni dalle correnti oltranziste del mondo arabo, “Il pane nudo” è il racconto autobiografico di un uomo alla ricerca di riscatto dal proprio destino già segnato e senza speranza. Mohamed è un bambino come tanti altri ma la sua famiglia è povera, il padre alcolizzato e violento, la madre costretta a lavorare per mantenere tutta la famiglia. Gli anni Cinquanta in Marocco sono difficili, non c’è spazio per l’infanzia, il gioco e la spensieratezza di cui dovrebbero godere tutti i bambini del mondo. Mohamed cresce in fretta, lascia la famiglia dopo che il padre uccide il fratellino per non sentirlo piangere, inizia a vagare tra i vicoli e le strade, di notte, alla ricerca di cibo, di un riparo, di una serenità che riesce a trovare solo in una squallida sessualità malata, frequentando i bassifondi di Tangeri, accettando qualsiasi cosa per sopravvivere, compreso il vendere il proprio corpo agli uomini. Nel frattempo il Marocco si sta svegliando dal lungo sonno coloniale e grandi manifestazioni di protesta cominciano a scuotere il paese. Ormai ventenne, partecipa alle sommosse politiche e, a causa di una retata, si ritrova in prigione. Compagno di cella, un detenuto politico intento a scrivere sul muro una poesia. Da quel momento sente il bisogno di imparare a leggere scrivere: è l’inizio di una nuova vita. In prigione acquisirà una coscenza politica e diventerà uno scrittore (per anni censurato nel suo paese per i temi omosessuali).

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Da intervista al regista di Dimitri Buffa:

Hai trovato difficoltà a vendere il tuo film in Italia?
“Devo dire che il ministero mi ha concesso quei fondi che dovrebbero andare solo ai film d’autore. Certo in Italia non esiste la distribuzione nelle sale per questo tipo di opere mentre in Francia, realtà che conosco molto bene, le cose stanno assai diversamente e questo mio film come quello precedente, Mirka, rimasero in programmazione per mesi. Qui per ora ha fatto solo una settimana al “Metropolitan” appena uscito. Poi è entrato nel giro dei festival, come il Medfilmfest, che per il cinema d’essai sono un po’ un premio di consolazione. Per fortuna che adesso è in dvd, anche se purtroppo non percepisco diritti d’autore.”

CRITICA:

“Il capolavoro di Benhadj per la trasposizione del romanzo omonimo. Un lungometraggio intensamente drammatico e messo in scena con una certa abilità. Le immagini raccontano la rivolta personale del giovane Mohamed contro un padre oppressivo e violento che tormenta giorno dopo giorno il giovane ragazzo. Bellissima l’ambientazione a cavallo tra gli anni quaranta e gli anni cinquanta, ma sono le immagini crude quelle che restano più impresse dalla visione mentre quelle sottointese stuzzicano la fantasia dello spettatore.” (Il Davinotti)

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Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico del marocchino Mohamed Choukri, che tanto sdegno ha suscitato nei Paesi arabi, dove è stato bollato come libro della vergogna e del peccato e per questo bandito, Il pane nudo è la drammatica storia di una vita consumata per vent’anni tra estrema povertà ed ignoranza, prima di essere salvata dal potere della scrittura. Molti i temi tabù toccati dal libro, pubblicato per la prima volta nel 1972 in Inghilterra, che ne hanno determinato la censura, caduta solo nel 2000, da parte delle correnti oltranziste del mondo arabo: violenza, sfruttamento minorile, pedofilia, omosessualità, prostituzione, traffici illeciti. Ma la storia di Choukri è soprattutto un grido di speranza, un’esortazione a non lasciarsi sconfiggere dalla disperazione, perché non è mai troppo tardi per cambiare le cose, per dare un senso alla vita e trovare una via di fuga dalla miseria e dal dolore. Oggi, questo racconto così appassionato, ormai un classico della letteratura maghrebina, è diventato un film, grazie al regista algerino Rachid Benhadj e all’italiana A.E. Media corporation che l’ha prodotto… Purtroppo però il film è poco riuscito: troppi i personaggi solo abbozzati, tirati in ballo e poi dimenticati, troppo il tempo riservato all’immagine di una miseria che deriva essenzialmente dal contrasto tra il benessere, l’abbondanza degli occidentali e la povertà dei disgraziati marocchini (ci sarebbe bastata anche solo la sequenza del piccolo Mohamed che lecca dall’asfalto il latte caduto ad un’elegante signora, tagliandosi le labbra con le schegge di vetro della bottiglia frantumata, per provare vergogna)… (Massimo Borriello, Cineplayer.it)

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Un bimbo marocchino, sporco e affamato, che cerca cibo fra i rifiuti, torna a casa felice di aver trovato una gallina morta per il fratellino malato, ma viene punito dalla madre perché mangiare carogne è peccato; una signora borghese fa cadere una bottiglia di latte che si rompe, e lo stesso bambino, buttatosi faccia a terra per leccare, si taglia con i vetri e il suo sangue si mescola al liquido. È la storia di Mohamed Choukri, nato nel Rif e trasferitosi a Tangeri con la famiglia per sfuggire alla povertà, ritrovandosi a patire ogni stento con un padre violento e alcolizzato – che ucciderà il fratello – e una madre troppo devota alla religione e al marito. Fino a vent’anni, Choukri vive di sotterfugi, conosce solo la fame e l’unico calore che riceve è l’amore comprato in una casa chiusa; poi, nella prigione dov’era finito per una retata, conosce un rivoluzionario che gli insegna a scrivere, tirandolo fuori dal buio dell’analfabetismo. Il suo primo romanzo autobiografico, Il pane nudo, esce nel 1960 e diventa un caso letterario, un classico apprezzato nel resto del mondo ma censurato nei paesi arabi a causa della sua crudezza.
Per anni molti sceneggiatori avrebbero voluto adattare per il grande schermo la vicenda, ma Choukri non ha voluto altri che Rachid Benhadj. Il film del regista algerino appare però troppo sbrigativo, e sembra cercare a tutti i costi l’empatia del pubblico snocciolando uno dopo l’altro gli episodi più drammatici (il sopruso di un ricco pedofilo, la morte accidentale di un amico per mano della polizia, i giorni passati in carcere); e benché faccia uso della stessa tecnica dello scrittore, dello stesso linguaggio asciutto, finisce per essere eccessivamente naïve e sopra le righe. Neanche gli attori, tra i quali Saïd Taghmaoui (tra i protagonisti de L’odio di Kassovitz) riescono a portare un po’ di estro nel lavoro di Benhadj, ma anzi lo appesantiscono ulteriormente con la loro enfasi. Il caso, paradossale, vuole che a pochi metri dal cinema romano nel quale si svolge la proiezione pomeridiana de Il pane nudo, un bus della Mediaset promuova la finale de “La fattoria”, reality ambientato proprio nel Marocco di Choukri. (Tirza Bonifazi Tognazzi , Mymovies.it)

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… La narrazione si concentra sulle vicende personali del protagonista, ma sullo sfondo si affacciano i problemi e le tensioni, sociali ma soprattutto politiche, che il Marocco si è trovato ad affrontare in quegli anni. I numerosi personaggi collaterali arricchiscono il quadro con le loro storie che intersecano quella di Mohamed, vi si intrecciano per un periodo e poi la lasciano, cedendo il posto a qualcun altro, in una catena di incontri che lasciano in lui un segno profondo. Purtroppo, come spesso accade nella trasposizione cinematografica di un testo letterario, dove i tempi della narrazione sono maggiormente dilatati e in cui i personaggi e le situazioni hanno modo e spazio per svilupparsi completamente, si perde un po’ il filo profondo che lega gli eventi, che rischiano di perdersi in una sequenzialità ordinaria, e gli stessi personaggi rimangono spesso abbozzati e privi di spessore. Ad aggravare la situazione, a mio avviso, contribuisce un doppiaggio non all’altezza degli interpreti, che appiattisce notevolmente la storia. È veramente un peccato dunque che nella versione homevideo, curata da Millennium Storm, non sia disponibile l’opzione in lingua originale con sottotitoli. L’edizione in DVD è molto semplice anche per quanto riguarda la categoria extra, che comprende solo una breve serie di immagini tratte dal backstage o dal film. (Maddalena Franzosi, Cinemafrica.org)

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