Nova Dubai

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Nova Dubai

Non si potrebbe accettare la pornografia gay di questo mediometraggio brasiliano se questa non rimandasse a qualcosa di più importante e interessante di semplici fellatio, coiti anali e quant’altro. E’ il lavoro diretto e interpretato da Gustavo Vinagre che ama definirsi porno-terrorista e aspirante poeta. Tornato alla città natale dopo una decina d’anni l’ha trovata totalmente irriconoscibile a causa delle devastazioni a macchia d’olio di un’urbanizzazione selvaggia, così ha deciso di richiamare a sé i trombamici della sua adolescenza e della sua iniziazione alla vita e al sesso e con loro di riempire di scopate e amplessi edipici e basso-proletari le vuote geometrie delle architetture in costruzione. Tra questi amici di un tempo c’è anche un intellettuale, uno spirito illuminato e triste , aspirante suicida che nel finale verrà assistito nella realizzazione del suo intento a impiccarsi. Un’ora scarsa la durata, ma dove tutto risulta essenziale, le atmosfere pasoliniane alla Petrolio come le erezioni e gli amplessi espliciti a due, a tre tra maschi arrapati e arrapanti. Una lotta tra eros e thanatos dove la morte può non essere una sconfitta. (Sandro Avanzo)

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In a middle class neighborhood in a city in the countryside of Brazil, the real estate speculation is a menace to the affective memory of a group of friends. Their answer to this imminent transformation is to fuck in the construction sites. And what about love? Is love just a construction? (IMDB)

In un quartiere di una città brasiliana, la speculazione edilizia si è trasformata in una minaccia per la memoria affettiva di un gruppo di amici. L’unica risposta alle imminenti trasformazioni è il sesso: all’aperto, nei parchi giochi, nelle cave, negli appartamenti vuoti, in tutti i luoghi che spariranno o si trasformeranno, ma sempre apparterranno a chi li popola. E l’amore? Anche l’amore è un’opera in costruzione? « Nova Dubai è un film molto vicino a me e alla mia realtà. Come abitante del quartiere Jardim Alvorada, a São José dos Campos, al mio ritorno dopo quattro anni all’estero mi trovai al cospetto di un paesaggio completamente diverso da quello della mia adolescenza. Il quartiere, un tempo piuttosto semplice nelle architetture, iniziava a essere circondato da enormi edifici residenziali e commerciali, invaso da quella cosiddetta modernità già arrivata in precedenza nelle zone vicine. Quando incontrai i miei vecchi amici di São José, un sentimento era chiaro in tutti noi: il senso di perdita». (TFF)

CRITICA:

Nova Dubai (Brasile, 2014, 53′) è un mediometraggio ideato per creare scandalo più che per mostrare qualcosa, e il fatto è questo, che cioè Vinagre, che si definisce un porno-terrorista, non riesce nell’intento, nemmeno lontanamente. Del resto, il porno-terrorismo stesso è cosa antiquata, sicché l’unica sensazione che rimane, guardando Nova Dubai, non può che essere la noia, forse anche l’indignazione, ma questa è più dovuta al fatto che sia stato selezionato un simile obbrobrio che per altro; il porno gay di Vinagre, infatti, non è né tagliente né lucido, e in fondo sembra ergersi su se stessa in maniera fragile e pericolante, poiché a livello di sceneggiatura siamo più o meno allo zero, e l’intera pellicola non è che un ammasso di scene di penetrazione anale, snowball e cock-slap fini a se stesse. Fa dunque un po’ di tenerezza, Vinagre, e mette addosso una tristezza incredibile pensare al suo fallimento, perché è un fallimento così marchiano e patetico che non può non lasciare allibiti e interdetti. Nova Dubai, in fondo, non è nemmeno originale e anzi sembra riallacciarsi a quella fotografia lanthimosiana che trova un po’ il tempo che trova, quindi, sì, valutando anche la messa in scena, che sembra ideata da un ragazzino alle prese col suo primo corto, è impossibile non concludere che Vinagre, con quest’opera, non avesse davvero niente da dire e si fosse lasciato guidare da un desiderio di scandalo che, però, nel momento in cui mostra di non avere niente da dire (si potrebbe pensare a una descrizione della vita a Nova Dubai, oppure a una condanna all’uso intensivo della cementificazione, ma è tutto troppo debole e mai disposto per essere realmente colto e sostenere un film simile), non riesce ad ottenere l’effetto voluto, tant’è che, per certi versi, non è nemmeno porno-terrorismo, non risulta incisivo ma solamente autoreferenziale e perciò scivola via come acqua. (emergeredelpossibile.it)

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