Norman... Is That You?

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Norman... Is That You?

La storia del proprietario di una lavanderia a secco, abbandonato dalla moglie, che scopre che il suo unico figlio è gay era nata a Broadway nel 1970, ideata dagli autori di commedie televisive Ron Clark e Sam Bobrick. Lo spettacolo teatrale, che aveva in origine come protagonista una famiglia ebrea, fu stroncato dalla critica e venne sospeso dopo solo 12 rappresentazioni, ma fu in seguito ripreso con successo in teatri minori ed anche all’estero.
George Schlatter, produttore e regista di serie televisive, acquistò i diritti del film nel 1970, poi gli venne l’idea di riscriverne la sceneggiatura facendo diventare i protagonisti afro-americani, per adattare la storia all’attore comico di colore Redd Foxx , allora famoso come protagonista della serie televisiva “Sanford and Son”. Per il ruolo della moglie fu scelta l’attrice e cantante Pearl Bailey, anch’essa nota per il suo umorismo pungente. Per interpretare il loro figlio, venne scelto il bellissimo Michael Warren, ex campione della squadra di basket UCLA., che in seguito sarebbe diventato uno dei protagonisti della serie televisiva poliziesca “Hill Street giorno e notte “. Per il ruolo di Garson, l’effeminatissimo compagno di Warren, venne scelto Dennis Dugan, attore che poi diventerà anche un regista di successo con film come “Zohan – Tutte le donne vengono al pettine” ( 2008) e “Io vi dichiaro marito e… marito”( 2007). Tra gli altri attori è da citare il ventriloquo Wayland Flowers con il suo spassosissimo pupazzo Madame… (RM) segue sulla scheda.

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trailer: Norman... Is That You?

https://youtube.com/watch?v=16u88NLJcVA%26hl%3Dit_IT%26fs%3D1

Varie

segue da sopra:

… Che “Norman … is that You?” sia stato fatto con tutte le buone intenzioni nei confronti dei gay è dimostrato dai tentativi del rozzo padre Ben di affrontare positivamente l’omosessualità di suo figlio: quando egli si rende conto che Garson è molto più di un compagno di stanza, compra tutti i libri sull’argomento che riesce a trovare e arriva anche ad accettare un invito a cena (con dopo-cena) con Garson, per imparare da lui tutto sulla vita gay. E’ anche evidente la volontà di ridicolizzare il goffo tentativo di Ben di convertire suo figlio combinando per lui un incontro con una avvenente prostituta.
Quello che ha indispettito la critica, gay ma non solo, è che il film, se pure ben intenzionato, utilizza per far ridere tutti i possibili stereotipi sui gay. Il personaggio di Garson è sempre sopra le righe, molto effeminato in qualunque cosa faccia. La migliore amica di Norman, invece di limitarsi a confortarlo, cerca di sedurlo, come spesso fanno le “fag hag” (ragazze attirate dagli uomini gay). Soprattutto i ruoli dei due partner sono modellati su di un classico stereotipo sulla coppia gay, con il personaggio bianco che fa la parte femminile, mentre il nero gioca il ruolo del maschio insospettabile.
Venendo poco dopo un primo gruppo di film sulla vita gay usciti alla fine degli anni ’60 (come ‘Il Sergente’ (1968) e ‘La volpe’ (1967)) , in cui l’omosessualità era trattata come un segreto sporco, che solitamente portava alla morte del personaggio gay, “Norman … is that You?” è stato visto come un piccolo passo nella giusta direzione, che però rimaneva lontano da descrizioni della vita gay ben più rispettose, come quelle presenti in film come l’inglese “Domenica maledetta domenica” (1971), o l’americano “That Certain Summer” (1972).
Il critico Vito Russo nel suo fondamentale libro “Lo schermo velato: l’omosessualità nel cinema” (1981) ha dato di questo film un giudizio negativo, lamentando come esso abbia sprecato l’opportunità di essere “ il primo film comico pro-gay” con il tentativo di voler accontentare sia i gay che gli anti-omosessuali, i quali potevano senza troppi sensi di colpa identificarsi con le reazioni da uomo di Neanderthal di Ben.
Senza nulla togliere alla bontà dell’analisi di Vito Russo (e degli altri critici), ineccepibile dal punto di vista della difesa del diritto dei gay a vedersi rappresentare positivamente sui mezzi di comunicazione, vorremmo però spezzare una piccola lancia in favore del film, con la constatazione che in fondo le persone molto effeminate come Garson, non rappresentano solo degli stereotipi omofobi, ma esistono anche nella realtà (cosi come esistono le coppie gay di tipo ‘maschio-femmina’ e le ‘fag hag’) e anzi l’effeminatezza è stata affermata dai primi militanti del movimento gay come un diritto da contrapporre ai tentativi di omologazione. Bollando ogni volta come discriminatorie le rappresentazioni di gay effeminati, si corre il rischio di dare l’impressione di voler negare il diritto alla visibilità dei gay effeminati stessi.
Sorvolando sulla soluzione finale, assurda e consolatoria, il film diverte soprattutto per la simpatia contagiosa di Garson e l’innegabile carica comica di Ben, quest’ultimo particolarmente spassoso nella scena in cui svegliatosi dopo un incubo dove viene premiato come il ‘lavandaio omosessuale dell’anno’, vedendosi davanti Garson, accorso per le urla, si spaventa temendo che lo voglia violentare. (RM)

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