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Una relazione interrotta, un diario che è anche una lettera a una persona lontana. Una lunga serie di telefoni pubblici, filmati in Super8, ad accompagnare le parole della “protagonista” Petra, veicoli di un possibile dialogo con “l’altra” e con lo spettatore. Un ironico e articolato montaggio sonoro, la leggerezza del testo, che comincia con una citazione di Murakami, per un piccolo film rinfrescante.

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Petra sta viaggiando verso Toronto con il pensiero fisso all’ultima conversazione telefonica avuta prima di partire. Torna insistentemente su alcuni ricordi dolorosi, sulle speranze che non si sono realizzate, turbata da una sensazione negativa che sembra compromettere le settimane che la attendono. La frase di un libro le torna in mente all’improvviso, scatenando il libero fluire della sua memoria.
«Ispirata da una frase dello scrittore Haruki Murakami e dal fatto che sono già stata tre volte a Toronto, ho deciso di fare un film sulla memoria. Così ho scritto una storia che nasce in parte dalla mia esperienza personale. L’idea visiva del film parte da un contesto fotografico o da un punto di vista che volevo seguire. Nessun movimento della macchina da presa, le azioni sono colte in una sola inquadratura. Attraverso il suono volevo creare una storia dietro le parole che supportasse il testo e l’immagine». (TFF)

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