Mon voyage d'hiver

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Mon voyage d'hiver

Vincent è un intellettuale quarantenne, omosessuale, fragile, ossessionato dalla figura di Schubert. Decide di fare un ultimo e piacevole viaggio col giovane figlioccio Itvan nella Germania che contiene gran parte dei suoi ricordi e dei fantasmi dei suoi amanti. Tra ferite del passato che riemergono e i cantieri di una Germania che si sta riunificando, Vincent guida lo sguardo del giovane sulle città e sui paesaggi che a turno rievocano la storia, la poesia, la musica… E’ un viaggio iniziatico, un percorso frammentario e ghiacciato, accompagnato da romantiche melodie tedesche, intorno alla vita di Vincent, agli uomini che ha amato, alle avventure veloci o lunghe che l’hanno maggiormente segnato. Gli amanti che Vincent reincontra sono ormai vecchi, hanno il corpo segnato come il loro desiderio, ma si ritrovano ancora uniti nell’amore, nella musica, nella poesia, nella conversazione. Vincent si sente alla fine d’un percorso, l’aids lo costringe a guardare solo indietro, il suo futuro è ormai solo negli occhi del giovane Itvan. Per questo, in un film con pochissimi dialoghi, sentiamo solo Vincent che parla al giovane, che cerca di comunicargli, attraverso le sue esperienze, una luce sul suo futuro.
Quando arriveranno a Berlino dovranno separarsi, ma ormai un legame indistrittubile li unisce segretamente e Itvan non sarà più lo stesso…

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