Milonga

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A Roma viene uccisa una star televisiva, gli assassini hanno perso un walkman con inciso un tango e un turista americano ha filmato casualmente la scena del delitto. Un commissario un po’ speciale indaga sul caso, assistito da un’agente di polizia innamorata di lui. «In Milonga ho cercato di fare un personaggio abbastanza curioso nella sua semplicità e normalità, un commissario omosessuale, e i personaggi con la giacca e cravatta sono sempre difficili da fare. Non è un film che ha avuto successo, non so per quale ragione. La sceneggiatura quella era e quella è rimasta. Forse c’era la delusione del pubblico proprio sulla milonga finale. È un giallo e non sembra un giallo, forse c’è qualcosa che non funziona, io non so che dire, forse è perfetto» (Giannini).

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Un commento

  1. cypsel79

    uno dei film più brutti, insensati e inconcludenti che abbia mai visto. inutile cercare di capirlo, perché non ha né capo né coda. si tratta di una serie di scene e situazioni messe una accanto all’altra senza alcuna logica, non dice nulla e non porta a nulla. ridicolo che abbia una media di dieci. anche se forse almeno al tre ci arriva, perché tutto sommato la regia c’è, non è mal girato, però do uno per abbassare drasticamente questo punteggio improponibile 🙂

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SINOSSI:
A Roma, nella centrale piazza Barberini, viene ucciso in pieno giorno Aldo Ruggeri, famoso divo della televisione. Il commissario, che si trovava in un parco insieme ad un giovane amico, arriva sul posto per avviare le indagini, accompagnato dall’agente Ginevra Scapuzzo. Intanto un uomo, l’ultimo che aveva parlato con Ruggeri prima dell’omicidio, lascia Roma ed arriva a Volterra. E’ notte, ferma una misteriosa ragazza con la maschera sugli occhi, parla con lei, la insegue, cade in una zona di terreno scoscesa. Si viene a sapere che un turista di passaggio ha filmato il momento del delitto. Nel video il commissario riconosce Marlene, una ragazza che insieme ad altri fa colpi fingendosi musicista. Per terra poi è rimasto un registratore con un cassetta di musica argentina. La giornata è finita. Il commissario chiama l’amico ma non lo trova. Al momento di andare via, Scapuzzo non si trattiene più e rivela al commissario di essere innamorata di lui. Il commissario si rifiuta e la congeda. Va a casa della mamma, poi a casa propria. Qui sente alla radio un tango, eseguito in diretta da un locale notturno. Collega i fatti, e si reca sul posto. Nella grande pista, molte coppie stanno ballando il tango. Ci sono anche i due killer, un uomo e una donna. Quando la musica finisce, lui tira fuori la pistola. Il commissario risponde, spara e lo uccide. La ragazza scappa, lui la lascia andare nella notte. Da una cabina telefona all’amico, lo trova, gli da appuntamento per il giorno dopo.

CRITICA:

“Ambizioso, tanto che si dimentica subito di avere a che fare con un giallo, il regista Emidio Greco ha pensato per “Milonga” a un commissario gay, il sempre bravo, raffinato, sensibilissimo, leggermente isterico Giancarlo Giannini. Ma il fatto, ai fini narrativi, non sussiste, i meccanismi psicologici restano inespressi e del serial killer che uccide personaggi dello spettacolo non si sa nulla, salvo che si tratta di un ballerino coreografo frustrato e che tutto finisce in un ultimo tango notturno di periferia” (Maurizio Porro, Corriere della Sera )

“l commissario interpretato da Giannini sta cercando di incastrare una coppia di serial killer ballerini di tango. È anche un gay non dichiarato. Cerca gli indiziati a Roma mentre sta inseguendo il suo amore che fugge. Emidio Greco si lascia attrarre da un filosofeggiare astratto e decisamente non cinematografico che trascina il film verso la banalità. Peccato perché in passato a saputo darci di meglio di nove minuti continuativi di tango per chiudere una storia. ” (Il Morandini)

“Emidio Greco, avviluppato dal ritmo lento e sensuale di una milonga, misura il proprio passo non da ballerino, ma da regista colto e raffinato, in un giallo ‘non perseguito come progetto ma incrociato per caso’. E’ stato un incontro fortunato e rovinoso. Lo schema è quello del mosaico in cui i personaggi interpretano smarriti, spesso parlando troppo, una loro funzione più strutturale che narrativa […] e sono le tessere sbiadite e presuntuose e irritanti del film che ci riporta agli ingloriosi anni ’70 dell’Ital Noleggio”. (Enrico Magrelli, “Film TV”, 18 aprile 1999).

“Si vuol parlare insomma, in parole povere, del senso della vita. Lunghissima, e altamente simbolica, la sequenza sottofinale in un locale deve si balla il tango. E’ la guarnizione estetizzante di un film che non fa centro, e dispiace dirlo di un cineasta rispettabilissimo anche se (sempre) incline alla dimensione dell’intellettuale più che a quella artistica e creativa”. (Paolo D’Agostini, ‘Annuario del cinema italiano 1999/2000’)

“Il celebre conduttore televisivo Urbano Barberini viene ucciso a piazza Barberini, nel centro di Roma, di mattina, a colpi di pistola, da una bellissima coppia ragazza-ragazzo vestiti di nero, motociclisti angeli della morte come in Cocteau: Milonga di Emidio Greco analizza fino alla soluzione dell’enigma tutti quelli che sono coinvolti nel delitto. Un giallo destrutturato che intreccia false piste, una macchina fantastica in cui l’eleganza riveste l’insensatezza del mondo, un film in cui il verosimile è sempre più disancorato dal vero.” (Lietta Tornabuoni, La Stampa)

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