Mandragora

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Mandragora

La mandragora è una pianta che, secondo la leggenda, nasce sotto alle forche, nutrendosi dei liquidi fuoriusciti dagli impiccati. Vita che nasce dalla morte, già malata, già condannata in partenza. Come la mitica pianta molti ragazzi e bambini, sono oggi costretti con violenze e ricatti a prostituirsi nelle strade delle città dell’Est Europa, abbandonati dai genitori, perseguitati dalle autorità, spinti nelle mani di pericolosi turisti sessuali provenienti dall’Europa occidentale e dagli USA. Con la caduta del comunismo e l’affermarsi di un aggressivo consumismo di massa, Praga è diventata un potente polo di attrazione per i cecoslovacchi di provincia, che qui arrivano in cerca di fortuna, uno di questi è il bel quindicenne Marek (ben interpretato da Miroslav Caslavka), che dopo essere stato rimproverato dal padre, decide di scappare dall’odiato paesino natale e di raggiungere la capitale, dove in un crescendo di sofferenze, troverà la morte. Il regista polacco Wiktor Grodecki è molto interessato al problema della prostituzione minorile, visto che Mandragora è il suo terzo lavoro sull’argomento (dopo i documentari-inchiesta “Not Angels butAngels” e “Body without soul”). Mandragora è appunto un film-denuncia, e questo fatto, da un lato apprezzabile, dall’altro nuoce alla godibilità del film, che pur essendo ben fatto e ben recitato, risulta alla fine artificioso e ripetitivo, pur sapendo che gran parte dei fatti narrati sono realmente avvenuti ai ragazzini intervistati dal regista nei suoi precedenti lavori. (Rob. Mar.)

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2 commenti

  1. francyfra79

    Un viaggio all’inferno… la cosa che mi viene da chiedermi dopo aver visto questo film è: ma l’umanità fa veramente così schifo?

    Un film ben fatto e interessante, ma che lascia un senso di disperazione assoluta.

  2. Una discesa a spirale in un mondo squallido e perverso, il viaggio di un anima pura nei gironi della dannazione e del degrado umano. Film di una tristezza abissale, senza speranza.

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Marek, arrivato alla stazione di Praga si imbatte subito nel cattivo protettore Honza, che ai nostri occhi assomiglia molto ad una via di mezzo tra Diego Abatantuono e il Mangiafuoco di Pinocchio. E in realtà i rimandi a Pinocchio sono più di uno:  Marek è un ragazzo difficile che non vuole andare a scuola, vive solo col padre e sente la mancanza della  mamma che non c’è più. Il suo paese dei balocchi è la sala giochi, dove Marek finisce subito i suoi pochi soldi. Picchiato e derubato anche delle scarpe dai ragazzi della stazione, impaurito dalla polizia che forse lo sta cercando, Marek accetta di seguire Honza, che lo porta nella casa di uno squallido cliente, che lo droga e lo violenta. Poi Marek viene portato in un bar per prostituti, e ancora picchiato dagli altri ragazzi; li conosce David, un ragazzo sedicenne, anch’egli sfruttato da Honza, col quale in seguito riesce a scappare. Poi però lo stesso David spinge Marek a continuare a prostituirsi e lo manda da un cliente sadico che lo riempie di botte dopo avergli fatto fare il David di Donatello su di una piattaforma rotante. In seguito i due deruberanno un altro cliente pedofilo e scapperanno ma saranno di nuovo più volte picchiati e derubati. Finiranno poi nelle mani di un regista di film porno cocainomane che gli farà fare sesso tra di loro non protetto (come d’altra parte fanno tutti perchè più pagato) poi si saprà che David ha l’AIDS. I guai di Marek continuano e quando finalmente suo padre, che non ha smesso di cercarlo, lo stà per trovare, lui muore per overdose a un metro di distanza da lui in un gabinetto della stazione.

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