Lontano dal paradiso

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Lontano dal paradiso

Non perdetevi il film più bello e seducente di queste feste, scritto e diretto dall’indipendente americano Todd Haynes, autore di culto per Safe e Velvet Goldmine. Nello stile del melodramma anni ‘ 50, quando la natura rispettava le scelte del technicolor, il regista riprende, ricalca e virgoletta una classica soap opera di famiglia ipocrita borghese di provincia a Hartfort, Connecticut, addì 1957. Ispirandosi agli specchi della vita di Stahl, alle multicolori foglie al vento dei capolavori di Douglas Sirk, specie a Secondo amore, rifatto poi da Fassbinder in Tutti gli altri lo chiamano Alì. (M. Porro). Accolto molto bene dalla critica, non altrettanto dal pubblico, questo film di un regista gay dichiarato, ci regala uno stupendo spettacolo di colore, poesia e immagini volutamente ricostruite, unite ad una intensa riflessione sull’omofobia e sul razzismo che regnavano nella provincia americana anni ’50.

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10 commenti

  1. Premessa: adoro Julianne Moore. Credo sia una delle attrici più brave e con maggior fascino attualmente in circolazione. Mi piace il suo coraggio nella scelta dei copioni (il che l’accomuna ad un’altra grande, la Kidman), oltre che l’evidente talento. E mi chiedo come diamine sia possibile che non abbia ancora vinto un più che meritato Oscar. Questo film è semplicemente stupendo. La recitazione è ad altissimi livelli, adoro l’atmosfera e la fotografia che richiamano le grandi pellicole degli anni ’50, a cui il film s’ispira direttamente, prima fra tutte “Secondo amore” di Douglas Sirk. E in effetti l’intreccio narrativo è praticamente identico. Cambiano solo i protagonisti e le situazioni. Di certo Sirk negli anni 50 non poteva permettersi di parlare di omosessualità o di razzismo (in realtà lo fece nel ’59 con “Lo specchio della vita”, capolavoro mélo con Lana Turner). Bravissima la Moore, così come gli altri protagonisti (compreso il sottovalutato Dennis Quaid). Bella la storia, anche se non proprio originalissima, sublime la resa con una fotografia mozzafiato, senza scadere nel patinato.

  2. zonavenerdi

    Ambientazione anni ’50, ipocrisie comprese sull’omossessualità considerata una malattia anche dagli stessi omossessuali e sui neri. Ma il peggio viene quando l’amica della protagonista saputo che il marito della stessa è omosessuale garantisce la sua amicizia; ma quando la stessa amica le confessa la sua attrazione per il giardiniere nero cambia del tutto atteggiamento. Per la serie: l’importante che non tocchi a noi …

  3. thediamondwink

    adoro questo film, anche se non perfetto: alcune parti sono molto lente, quasi noiose, ma adoro i protagonisti, sono eccellenti a livello recitativo. Molto belli i colori e i costumi. Consigliato

  4. damages79

    bei costumi, colori autunnali, la delicata colonna sonora di e. bernstein e la bravura del cast (menzionerei la bravissima patricia clarkson). ancora una volta l’apparentemente perfetta tranquillità di una famiglia americana viene messa in discussione da qualcosa che la cambierà per sempre. una pellicola in cui però il protagonista gay rischia di passare per il cattivo di turno e ci si concentra troppo sul ruolo da vittima della protagonista (una splendida j. moore)che, in fondo, è colei che si ritrova ad affrontare il cammino meno duro. spiazza un po’ il finale a mio avviso un po’ debole dell’addio alla stazione.

  5. Valmònt

    Davvero un gran bel film, perfetto dal punto di vista stilistico. Bellissima la sceneggiatura, la colonna sonora, coinvolgenti i diversi temi trattati con la delicatezza delle foglie autunnali nel vento (l’omosessualità, la crisi coniugale, il razzismo di quegli anni, le malelingue capaci di rovinare la reputazione di una brava persona). Un gioiello di perfezione. Voto: 10.

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Nell’inverno del 1957a Hartford, nel Connecticut, Cathy e Frank Whitaker sono il perfetto esempio di famiglia ideale. Tutto cambia quando Cathy scopre che suo marito ha una relazione con un uomo. Vorrebbe trovare conforto confidandosi con le sue conoscenze, la sua migliore amica Eleonor e la domestica Sybil, ma si rende conto che la società moralista che frequenta non le sarebbe di nessun aiuto. L’unica persona con cui si sente a suo agio è Raymond, il suo giardiniere afro-americano, ma anche questa amicizia va contro le regole morali della comunità.

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