Lei è mio marito

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Lei è mio marito

Roberta e Alessandro si sono conosciuti e innamorati otto anni fa in Corsica. A tormentare Alessandro, affermato avvocato veneto, è un segreto che non ha mai rivelato a nessuno e che conserva fin dall’adolescenza: il desiderio, con il tempo divenuto un bisogno, di essere donna. Nel dicembre 2012 il matrimonio. Poi la decisione di Alessandro di recarsi a San Francisco per sottoporsi a un’operazione di cambio di sesso e diventare Alessandra. In mezzo il tanto atteso coming out, che lo vede recarsi in tribunale in minigonna e parrucca bionda. Una scelta difficile, a lungo ponderata e ricca di conseguenze, che, però, non ha scalfito, grazie al supporto incondizionato di Roberta, l’amore della coppia. Che ora attende la sentenza della Corte Costituzionale sul loro caso: per la legge italiana due persone dello stesso sesso non possono essere sposate. Tre anni cruciali della loro vita insieme raccontati dalle registe Annamaria Gallone e Gloria Aura Bartolini. (TGLFF)

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Alessandro Gracis, affermato avvocato veneto, una mattina si presenta in tribunale in minigonna e parrucca bionda. E’ l’outing di un cinquantaduenne che ha finalmente trovato il coraggio di esaudire quello che era il suo desiderio da tutta una vita: compiere il processo per diventare donna.
Alla lunga, appassionata testimonianza della transgender, si alterna quella della sua compagna, Roberta, che le rimane accanto nonostante mille dubbi dolorosi. Il documentario, che intercala alla narrazione cronologica una serie di flashback, racconta il periodo precedente all’outing e gli ultimi tormentati, avventurosi tre anni della nuova vita fino al 21 dicembre 2012, data in cui viene celebrato il matrimonio civile di Alessandra e Roberta.

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Di se stessa non ha più voglia di parlare. Dopo una settimana in cui la storia di Alessandra Gracis ha fatto il giro dei media alimentando commenti e incomprensioni, quello che le preme ora è mettere le cose in chiaro per la sua Roberta: «Hanno scritto che il nostro è un matrimonio gay, ma non è vero. Roberta è molto turbata dall’essere stata definita omosessuale. Con la nostra storia l’omosessualità non c’entra».
Roberta è la moglie di Alessandra Gracis, all’anagrafe ancora Alessandro, 55, avvocato di Conegliano Veneto (TV) nata uomo, ma diventata donna a luglio dell’anno scorso. Insieme sono protagoniste di un documentario diretto da Gloria Aura Bortolini, 31, e Annamaria Gallone, 66, regista specializzata in lungometraggi ambientati nel sud del mondo. Il titolo, Lei è mio marito, anticipa la complessità della vicenda raccontata nei 53 minuti di film. La transizione di un uomo che decide di operarsi a San Francisco per avere il corpo di una donna. L’amore nato otto anni fa tra Roberta e Alessandra (quando era un uomo a tutti gli effetti) e portato avanti fino al matrimonio, il 21 dicembre 2012. Il matrimonio che sarà valido finché Alessandra, per lo Stato, risulterà essere un uomo. Ci sono voluti tre anni per filmare tutto e, dopo un giro nei festival, il documentario verrà distribuito in Italia e all’estero.
«Il nostro film nasce per dare una lettura diversa della figura del transessuale. Dispiace sapere che le figure ambigue siano sempre viste in maniera negativa dalla società», dice Gracis al telefono, «I transessuali sono persone migranti alla ricerca di un’identità. Non c’è nulla di torbido, nessun malaffare sotto, ma una vita normale».
Annamaria Gallone, che ha conosciuto la storia di Gracis tramite Gloria Aura Bortolini, anche lei documentarista e coregista e coautrice nel film, è d’accordo: «È così lontano da ogni documentario sui trans. Nulla è sopra le righe, nulla è carnevalesco. Per me è stata un’esperienza totale. Mi ha emozionata, addolorata».
In 36 mesi registe e protagoniste hanno vissuto quasi fianco a fianco. Le telecamere riprendevano i primi incontri con i parenti che, invece di “Sandro”, si trovavano a scrutare sorpresi un’elegante Alessandra. Sono state filmate le arringhe in tribunale (Alessandra Gracis è un avvocato civilista e ora, tra gli altri, segue casi di transessuali vittime di operazioni andate male), i momenti prima dell’intervento negli Usa, le scene di gioia e quelle in cui la fragilità prendeva il sopravvento.
«Il momento più drammatico è stato San Francisco, l’operazione definitiva», racconta Gallone. Lì è stata Roberta a girare le scene con il tablet. «È la persona che è rimasta sempre al mio fianco», afferma Gracis, «avrebbe potuto andarsene anni fa. Invece è rimasta, nonostante non fosse semplice, e insieme abbiamo imparato ad amarci in un modo diverso, platonico».
È soprattutto per lei che Alessandra Gracis ora attende la sentenza della Corte Costituzionale su una delle cause di scioglimento del matrimonio previste dalla legge sul divorzio. «Al cambiamento di sesso di uno dei coniugi si perde lo status di persona coniugata, ma senza acquisire i diritti del divorziato», spiega. Gracis spera in una decisione che le permetta di tutelare il suo matrimonio o, comunque, di accedere a un piano B, «ad esempio un’unione civile», dice. «Penso soprattutto a Roberta che, senza avere voce in capitolo, perderebbe in un attimo ogni garanzia». (Cinzia Franceschini, VanityFair)

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