Labirinto di passioni

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Labirinto di passioni

Sexilia, una ninfomane leader del gruppo rock “Las Ex”, e Reza Niro, un omosessuale costretto a travestirsi per sfuggire a un gruppo di studenti khomeinisti, si rincontrano dopo anni e s’innamorano. Intorno a loro si muove una varia e improbabile umanità affetta da problemi di sesso. Tentativo di fare una “commedia pop” alla maniera di Richard lester sulla movida notturna di Madrid: Almodovar spinge il suo gusto per il fotoromanzo (qui “meno ironizzato che esaltato”) fino al surrealismo, sfida il buon gusto e gioca con i cliché, ma nonostante un ritmo sostenuto, ironia e sorriso non riescono a conquistare il pubblico. Piccole parti per Antonio Bandersa, che interpreta Sadec, e il fratello Augustin Almodovar, che è Hassan. (Paolo Mereghetti)

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3 commenti

  1. zonavenerdi

    Il film dà l’impressione che omosessualità e effeminatezza siano la stessa cosa. Poi le donne chissà perchè sono tutte ninfomani. E’ tutto così esagerato figlio di quei tempi e forse ancora più esagerato … alla Almadovar (e non è un complimento) …

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Questo film è una commedia leggera, rapida, ispirata nella forma e nel ritmo alle commedie sofisticate americane con un puro “copione Almodóvar” che si compiace degli eccessi e avvicina con gioia esuberante i complessi rapporti passionali che il regista analizzerà in seguito con maggiore profondità e serietà. Il copione è audace, rocambolesco, delirante e kitsch. Almodóvar ha una vera passione per l’universo del fotoromanzo, in questo film portato all’apogeo, e meno irriso che esaltato. “Labirinto di passioni” è un film che gioca al cinema con piacere, e questo piacere viene soprattutto da una certezza: Almodóvar adora raccontare storie. (Cahiers du Cinema, Aprile 1991)

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