L'amour debout

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L'amour debout

Primo lungometraggio del regista gay Michaël Dacheux (premiato dalla giuria del festival gay di Parigi nel 2011 per il mediometraggio “Sur le départ” che racconta l’amore di due giovani musicisti). In questo delicato film possiamo trovare tracce dei film di Rohmer o di Vecchiali ((la presenza di Pascal Cervo e Françoise Lebrun sono un richiamo evidente) soprattutto nel presentarci l’interiorità dei due priotagonisti attraverso dialoghi e comportamenti quotidiani, comunque mai banali ma ricchi di significati sia culturali che psicologici (oltre ad un insolito viaggio nella Parigi turistica meno visitata). Il film segue le storie di due giovani, un ragazzo, Martin (Paul Delbreil) e una ragazza Léa (Adèle Csech), entrambi 25enni, che hanno appena chiuso la loro breve storia d’amore. Il film dedica più tempo alla storia di Martin, che all’inizio ci sembra assai confuso, vorrebbe riprendere la relazione appena conclusa con Lea e per questo ritorna a Parigi dove però capirà che è ora di prendere in mano la sua vita e i suoi veri sentimenti. Lea invece è una guida turistica che lavora con passione ed interesse che si sta innamorando di un maturo musicista, con tutte le perplessità che accompagnano una storia tra persone che appartengono a diverse generazioni. Martin coltiva invece il sogno di diventare regista e spiega Dacheux “Mi interessava raccontare di un giovane che tiene laboratori di cinema, mostrando una realtà sociale che non è spesso rappresentata, come se fosse indecente mostrarla nei film, anche se questa attività fa parte della vita quotidiana di molte persone che conosco. Filmando queste tensioni, gli inizi di un giovane non ancora affermato nell’industria cinematografica ma che desidera fare film, e altri personaggi appartenenti a realtà sociali molto diverse – studenti delle scuole superiori di periferia, un operatore socioculturale e un critico cinematografico – ho posto la questione da un punto di vista più etnografico che non di finzione”.
Riportiamo la presentazione del film al Festival di Cannes 2018: “Questa storia potrebbe aver luogo in un romanzo di Balzac. Questa volta, le Illusioni Perdute sono quelle di Martin e Lea, due giovani provinciali che si sono appena separati e che vanno a Parigi per trovare un posto. Ma come ricostruire una vita dopo il fallimento del primo amore? E cosa significa entrare nel mondo degli adulti? Dentro a ciascuno di noi c’è quasi sempre un essere misterioso che non conosciamo… Martin e Lea non sono eroi moderni. C’è qualcosa di romantico in loro che resiste allo spirito dei tempi, alla sua ossessione per il successo e l’efficienza. Sono esseri senzienti, gentili e delicati, che avanzano al loro ritmo. A loro piace parlare di film, libri, musica; l’arte è uno spazio di libertà; certe opere sono per loro incontri essenziali, che hanno il potere di aiutarli a capirsi, a maturare. Riguarda anche il coraggio. Quello di fare il “salto nell’esistenza”, di accettare i desideri sepolti, di essere sinceri con se stessi. Per Martin, si tratta di fare il suo primo film, intraprendendo una vita creativa. Una vita esilarante ma stimolante anche.” Il film è stato presentato, dopo Cannes, al Torino Film Festival 2018.

synopsis

Martin, in a last hope, comes to meet Leah in Paris. They are both twenty-five and have lived together their first love story. From now on, everyone is working hard to build an adult life.

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