Kater

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Kater

Si può riconquistare il paradiso dopo esserne stati cacciati? Questa potrebbe essere la sintesi di questo delizioso film del regista Handl Klaus (già attore in due film di Michael Haneke), vincitore del Teddy Award 2016. Stefan (Lukas Turtur) e Andreas (Philipp Hochmair) sono una coppia gay che vivono in una quasi incredibile armonia nella loro splendida casa nella verdeggiante periferia di Vienna in compagnia del loro gatto Moses. Stefan suona il corno francese nella Radio Symphony Orchestra di Vienna e Andreas è impiegato nell’amministrazione della stessa. Perfetto è anche il cameratismo con gli altri membri dell’orchestra, tra i quali il timido clarinettista Lorenz (Thomas Stipsits) che ha una relazione molto più riservata col fagottista russo Vladimir (Manuel Ripley). Stefan e Andreas sono innamoratissimi, li vediamo quasi sempre nudi in casa che accarezzano il loro gatto o i loro peni con infinito amore, raccolgono fragole o prugne dal loro giardino o funghi nel bosco. Un vero paradiso di armonia e felicità. Impossibile che duri a lungo. Un giorno infatti succede un imprevisto traumatizzante. Stefan è seduto al tavolo, nudo, che accarezza, come al solito, l’adorato Moses, che però fà una mossa improvvisa provocando una inattesa e violenta reazione di Stefan. Tutto precipita, anche se Stefan non riesce a spiegare o comprendere il suo gesto. Andreas è inorridito e non riesce più nemmeno a guardare Stefan in faccia. Da quel momento non li vediamo più girare nudi nella casa, la musica del film non sono più le note sexy di Ravel ma quelle del più complicato Schubert o dell’esasperato Janacek. Quell’incidente ha portato in superficie qualcosa che entrambi faticano ad accettare. Se ne aggiunge poi un’altro, come se anche la natura si rivoltasse contro, quando Stefan cade dalla scala mentre sta raccogliende prugne. A questo punto Andreas si sente obbligato ad interrompere il suo silenzio, a far crollare il muro che ha eretto con Stefan, e si tenta una riconciliazione. Ma sarà difficile e lunga, con il trauma che spesso riaffiora, e l’impossibilità per Andreas ad avere rapporti sessuali col compagno. Quando poi i vicini di casa portano a casa un adorabile nuovo gatto… Ottima la fotografia, sempre sottilmente abbinata agli stati d’animo e bravissimi gli interpreti. Forse un po’ lento e sdolcinato in alcuni momenti o troppo austero in altri (a rischi didattico) ma comunque godibile dall’inizio alla fine.

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Un commento

  1. solokiefer

    Presentato al Torino Gay and Lesbiam Film Festival 2016, è riuscito a dividere il pubblco, basti pensare che mentre applaudivo calorosamente a fine proiezione, da dietro volavano frasi tipo “una merda” e un amico – trovato dopo qualche minuto – me ne ha parlato come di “una noia mortale“. Non è un film facile e non è per tutti, ha quei tempi dilatati essenziali nell’economia della storia.
    La vita perfetta di Andrea e Stefan, fatta di musica condivisa, attenzioni per il loro gatto e un’intesa sessuale gioiosa (e mai sventolata come conturbante) viene sconvolta da un fatto grave.
    Il regista è bravissimo a documentare l’esasperazione di Andreas, la sua difficoltà a perdonare Stefan e contemporaneamente la caparbietà nello sforzo di far tornare le cose com’erano in precedenza. Quest’ansia è trasmessa interamente allo spettatore, Haendl riesce a generare un thriller delle emozioni: Stefan si ripeterà? Verrà perdonato?
    Molto bravi gli attori, che riescono – con un’interpretazione per niente sopra le righe – a dare vita ad un quotidiano prima sereno e poi via via sempre più cupo. Bellissimi gli interni e le immagini di Moses, il gatto della coppia che – come nel più classico degli stereotipi gay – viene trattato come un figlio.

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