Jean Genet in Chicago

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Jean Genet in Chicago

Una riscrittura queer degli eventi intorno alla Convenzione Democratica di Chicago del 1968, secondo il punto di vista dello scrittore francese Jean Genet. Nel film incontriamo tra gli altri, Allen Ginsberg, William S. Burroughs, gli Yippies, il Black Panther Party e le forze di polizia di Chicago … Il film è in pratica un saggio sulla difficoltà di allineare politica e desideri sessuali.

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Il regista ha creato con questo film il cosiddetto “video ladro”, quello che il regista descrive come “un intricato sistema di citazioni prese dalla letteratura e dai media che hanno descritto la Convenzione Democratica di Chicago del 1968, con cortesi apparizioni di Allen Ginsberg e delle Black Panthers tra immagini della brutale violenza poliziesca e del suo disprezzo verso i manifestanti. Questo tipo di montaggio e spesso problematico, perchè può respingere e nello stesso tempo attrarre gli spettatori. Molti produttori di media usano ipocritamente i loro voyeuristici appelli sulla violenza e gli abusi nei loro lavori mentre la condannano con commenti moralistici (basta pensare a come i media hanno recentemente presentato lo scandalo di Abu Ghraib). Nel mio lavoro, il “commento obiettivo” è sostituito dal molto soggettivo punto di vista di Jean Genet che era a Chicago come inviato della rivista Esquire. All’inizio la riscrittura queer di Genet sembra contradditoria e scioccante; dopo elogi e sostegno all’insubordinazione del movimento giovanile radicale, prosegue verso l’estasi dei torreggianti uomini in uniforme, riconoscendo il fascino della loro forza bruta. La scelta di questo inappropriato oggetto del desiderio ci rivela la complessità delle emozioni umane e la difficoltà nell’allineare politica e desideri sessuali. Ma c’è anche dell’altro che emerge da questo lavoro; questo erotico fissare i corpi dei poliziotti modifica il loro potere, trasformandoli da soggetti a oggetti. Questa tipo di tecnica è stato usato innumerevoli volte nei film etnografici, ma qui la forza relazionale è capovolta, dal momento che il superpotere americano diventa l’obiettivo principale dello scrittore/vagabondo queer. La rivoluzione poetica di Genet è ambigua e così viene presentata nel video, lo spettatore può interpretarla a suo gradimento, secondo i suoi criteri personali, sia come rivoluzionario o come reazionario. I fotogrammi d’archivio sono messi accanto a scene di un attore che si presenta con la sovrimpressione del volto di Genet nella Chicago contemporanea … Questa tecnica è decisiva nel progetto, per il fatto che destabilizza lo spettatore confondendo la linea di separazione tra passato e presente, realtà e finzione. Sono queste scene funzionali nel farci comprendere quanto accadde nel passato? O la figura di Genet appare solo come un fantasma bighellone che visita i luoghi di un vostro precedente viaggio a Chicago? La contraddizione è stridente: le strade sono ora vuote o popolate da individui che svolgono i loro impegni quotidiani. Un senso di estraneità abita queste scene; gli affari come al solito prevalgono. Basta con la violenza, basta col caos, anche se il paese è ancora in guerra in una terra straniera”. Questo film trascende i comuni generi cinematografici, secondo Moffet è “un documentario poetico che utilizza un approccio romanzato, così come un video molto personale, quasi biografico, la storia di un ousider perso in una terra straniera, attratto e respinto da questo suo nuovo ruolo.”

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