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Jay

Jay, un insegnante gay, viene brutalmente ucciso in quello che sembra essere un omicidio a sfondo sessuale. Prima ancora che la famiglia ne venga a conoscenza, un produttore televisivo – di nome Jay, come la vittima – fa irruzione in casa con una troupe per documentare lo shock e il dolore dei familiari. Il produttore li convince ad autorizzare le riprese della veglia funebre e del funerale per la messa in onda in un “reality show” che, a suo dire, aiuterà a far emergere la verità sul delitto, a scovare l’assassino e a consegnarlo alla giustizia. Diviene presto chiaro però che ciò che lui intende per “verità” ha molto a che fare con la capacità di intrattenimento delle immagini e con le aspettative del pubblico televisivo. Abile orchestratore di questo “reality show” è l’omonimo della vittima, il “giornalista” che sa che “verità” è tutto ciò che funziona in video. La conoscenza diretta del mondo della televisione guida Francis Xavier Pasion nella sua satira incisiva che, per i suoi toni talmente eccessivi e sfacciati, non può che lasciar trasparire un po’ di verità su certi modi di fare giornalismo. Ma Jay – con la sua mise-en-abîme di una realtà che si dissolve nell’infinita serie di immagini televisive e viceversa – è anche una riflessione sulle modalità con cui il terzo mondo viene spettacolarizzato e su come il pubblico a casa voglia un intrattenimento folle quanto la vita reale. (Venezia 65)

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5 commenti

  1. ci sono almeno tre grossi siti italiani che traducono sottotitoli di film e serie televisive che da noi tardano ad arrivare.
    Il tutto è legale.. certo non ci si trovano i film “invisibili” a tematica gay ma che ne direste di provarci con alcuni?

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