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J’ai tué ma mère

J’ai tué ma mère
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J’ai tué ma mère

Opera prima del diciannovenne Xavier Dolan, uno stile tra Woody Allen e Antoin Doinel, il film è l’aspro ritratto di un ragazzo gay e del suo complesso edipico, presentato con la libertà propria solo dei giovani. Hubert Minel non ama sua madre. “Dall’alto” dei suoi sedici anni, la valuta con disprezzo, vede solamente i suoi pullover trasandati, con le loro decorazioni kitch e le briciole di pane che appaiono visibili tra le sue labbra quando mangia rumorosamente. A ciò si aggiungono le manipolazioni ed i sotterfugi da lei compiuti ad arte per indurre in lui sensi di colpa e altri sentimenti sgradevoli. Confuso per questo relazione di amore e odio che lo assilla sempre più, Hubert attraversa intanto le esperienze tipiche dell’adolescenza: scoperte artistiche, esperienze illecite, grandi amicizie, sesso. (Cannes a Milano)

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9 commenti

  1. [email protected]

    pour reguardeur

  2. finalmente sono riuscito a vederlo e ne è valsa la pena…un film intenso, molto ben recitato, belle le musiche…e se penso che uno dei protagonisti è il regista ed ha poco più di vent’anni non mi resta che dire…complimenti Xavier!

  3. marediguai

    Irruento, a tratti arrogante ed eccessivo, ma in realtà proprio in questo suo “essere sopra le righe” risiede il fascino e l’efficacia di questo bel film. Complimenti a Xavier Dolan, un vero “enfant prodige”!

  4. Film orrendo…dove il protagonista nonche’ regista non fa’ altro che gridare e scheccare, fastidioso all’udito e alla vista.
    “A ciò si aggiungono le manipolazioni ed i sotterfugi da lei compiuti ad arte per indurre in lui sensi di colpa e altri sentimenti sgradevoli”. E’ dove sarebbe tutto cio’?
    Spero solo che i gay non si vedano rispecchiati nel protagonista isterico che avrebbe meritato tanti schiaffi. Essere gay significa esserlo dignitosamente senza mettere in croce le madri. Si puo’ rivendicare la propria omosessualita’ con eleganza silenziosa e con atteggiamenti maschili. Se poi si vuole mischiare l’omosessualita’ con il trend del maschio volutamente isterico e effeminato e’ un altro discorso.

  5. Morgenstern

    Il film mi è piaciuto. Però non riesco a capire il modo di trattare la madre del protagonista, non si capisce che cosa voglia dalla vita, che cosa cerchi. Ma comunque credo che per essere un’opera prima di un diciannovenne, sia veramente una bella opera, magari avere tanto talento……

  6. Irritante. A cominciare da entrambi i protagonisti, madre e figlio, isterici senza motivo. Un film che non fa né ridere né piangere e sembra non sapere bene dove andare a parare. Si giustifica solo il fatto che sia l’opera prima di un regista molto giovane.

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Varie

Opera prima del ventunenne Xavier Dolan, sospesa tra i video diari di Tarnation e l’ironia sottile di Woody Allen, il !lm racconta la storia del sedicenne Hubert Minel e del suo complesso edipico materno post-freudiano. A differenza di quel che predicava Sigmund, Hubert non ama affatto sua madre. Anzi, travolto dalla furia adolescenziale, ne vede solamente i pullover trasandati, le decorazioni kitch, le briciole di pane sulle labbra quando mangia rumorosamente, la sua vita infelice da madre single divorziata. In un tema in classe al liceo, tragicomica improvvisazione dissacratoria, s’inventa d’essere orfano, scatenando la furibonda disperazione della genitrice. Xavier Dolan, pluri-vincitore a Cannes, tratta la sua omosessualità come un valore aggiunto naturale e si rivela testimone autentico di sogni e rimpianti della post digital nintendo generation. Da culto la scena d’amore con il fidanzatino Antoine. Montreal, Canada: a star is born! (Migay 2010)