Io, Caligola

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Io, Caligola

Il film, pur non essendo a tematica specificatamanete gay, presenta diverse situazioni e personaggi gay come: la scena “jus primae noctis” quando Caligola stupra la coppia di giovani sposi; il comandante della guardia imperiale che dichiara di amare i propri soldati; l’ambiguita del consigliere Longino e la checcaggine dello zio Claudio, che diverra poi imperatore alla morte di Caligola, sono solo un esempio. Esiste poi la scena iniziale della corte di Tiberio nell’ isola di Capri, un vero campionario di tutte le aberrazioni sessuali, una specie di girone infernale dove “le statue viventi”, come le chiama Tiberio, si abbandonano a ogni sorta di eccessi, e poi l’orgia finale, quella che ha fatto inorridire tutti i censori e ha stroncato il film prima ancora che venisse distribuito. Per fortuna, a intervalli di tempo, sono uscite delle versioni sempre più elastiche, fino ad arrivare alla versione odierna, quella integrale. Il film è comunque diventato un “cult” del pubblico gay, quanto meno per la presenza di Malcom McDowell (l’indimenticabile protagonista di “If” e “Arancia meccanica”, senza contare “Dorian” dove interpreta il ruolo di un “press agent” che si innamora di un modello) e di Peter O’ Toole, altra grande icona del pubblico gay per aver interpretato personaggi del calibro di “Lawrence d’Arabia”. (F.T.)

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https://youtube.com/watch?v=lj0BnsF1FXs%26hl%3Dit_IT%26fs%3D1

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La vita forsennata, le azioni crudeli, l’incesto con la sorella Drusilla, le follie, gli eccessi e la morte violenta di Caio Cesare Augusto Germanico detto Caligola (12-41 d.C.), secondo l’ottica di Svetonio, lo storico più maligno e meno attendibile dei tempi greco-romani, e quella dell’americano Gore Vidal: un bambino che si trova in mano il mondo, non sa che cosa farsene e vi sfoga i suoi istinti distruttivi. Girato nel ’76, montato da nel ’77, sconfessato da Vidal, rinnegato da T. Brass, oggetto di risse e liti giudiziarie a catena, proiettato qua e là per l’Italia nel novembre del ’79, sequestrato, rimontato nel 1984 da Franco Rossellini. Impossibile stabilire quale sia l’edizione originale tra le tante di varia lunghezza (156´, 147´, 105´) distribuite nel mondo. In quella dell’84, pur purgato ed espunto delle sue immagini più crude, rimane una sagra di Kitsch fantapornosadomasolatino dove la fantastoria si coniuga con il cinema delle luci rosse e quello della violenza. Con molti miliardi e il talento di Danilo Donati, scenografo e costumista a disposizione, Brass s’è preso per Stroheim e, passando attraverso il Fellini-Satyricon, ha dato fiato alle trombe dell’iperbole sessuale, al gusto un po’ svaccato della provocazione, alla sua libertaria e sgangherata polemica contro il potere. Ma non mancano né frammenti suggestivi né pagine efficaci. (MyMovies.it)

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