Inchiesta pericolosa

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Inchiesta pericolosa

Il sergente Joe Leland (Frank Sinatra) è diverso dagli altri poliziotti perchè non picchia e non insulta i finocchi e gli indagati, eppure per essere promosso non si fa scrupoli di mandare sulla sedia elettrica un innocente malato di mente.
Questo film ci offre una non intenzionale vetrina dell’omofobia ancora presente nella società, nella polizia e nel cinema americani appena un anno prima della rivolta di Stonewall. Nel film troviamo tutti i peggiori stereotipi attraverso i quali la popolazione eterosessuale americana vedeva allora i gay, che qui sono sempre chiamati nel migliore dei casi invertiti, ma di solito finocchi. Tutti i gay descritti sono personaggi negativi: oltre all’assassinato che era una ‘puttana’, al condannato innocente che era squilibrato ed al suicida/assassino che era un omosessuale represso, tutti gli altri omosessuali sono effeminati, ripresi in pose lascive e sempre pronti ad abbordare qualcuno. Sconsigliamo perciò la visione del film ai militanti del movimento gay particolarmente sensibili ed a coloro che sono allergici a dosi massicce della parola ‘finocchio’. (R.M.)

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[spoiler – contiene il finale] Il Sergente Joe Leland è un incorruttibile e “tollerante” detective di New York, al quale viene assegnato il caso del brutale assassinio del giovane Al Freeman Jr , figlio di un ricco commerciante. Nella stanza del delitto troneggia un bronzo di atleta, sempre ripreso dalla parte del sedere e il medico legale subito sentenzia ‘Il nostro eroe era un invertito’ e il Sergente Leland aggiunge ‘e un caposcuola anche’, cosi il delitto viene subito etichettato come frutto di un litigio tra amanti nel torbido ambiente degli omosessuali. L’ucciso aveva un’amica, Karen, che lo accompagnava in giro la notte per non far sospettare la verità, Karen racconta che egli ultimamente aveva un ospite e ne fornisce l’identikit.
Il Sergente Leland e il suo omofobico e violento collega Nestor (Robert Duval) iniziano a perlustrare i luoghi di cruising della città, il porto, i bar gay e le palestre alla ricerca del sospettato e giungono cosi a Felix Tesla (Tony Musante) che catturano in un alberghetto sulla costa.
Felix viene prima brutalmente interrogato da Nestor, quindi arriva Leland, che è abilissimo ad estorcere confessioni senza usare le maniere forti. Felix cosi racconta che i due si erano conosciuti in palestra e che l’altro l’aveva invitato ad andare a vivere da lui, ma poi lo insultava dicendogli che era uno stallone stupido e ignorante e alla fine lo aveva mandato via e i due avevano litigato. Quindi pressato sempre di più da Leland, Felix ha una crisi isterica e arriva ad ammettere di essere l’assassino. Leland si rende subito conto che Felix è solo un povero ed innocuo malato di mente, ma pur provando rimorso, decidere di prendere per buona la confessione, grazie alla quale egli viene promosso tenente e diventa un beniamino del pubblico, mentre Felix viene condannato alla sedia elettrica. Tempo dopo un collega rinfaccerà giustamente a Leland: ‘ dove sarebbe lei adesso se non avessero arrostito quel finocchio?’.
Nel frattempo Leland aveva iniziato a frequentare Karen, l’amica dell’uomo ucciso e i due si erano poi sposati. Poco tempo dopo però egli scopre che Karen è una ninfomane che non può fare a meno di tradirlo con chiunque e i due si separano.
Un giorno si presenta la moglie di un certo Collin McIver, un personaggio di spicco, morto suicida cadendo da una palazzina alle corse. Lei non crede al suicidio e pensa piuttosto ad un complotto. Ed in effetti da quel momento succedono fatti inquietanti: un collega tenta di corrompere Leland per farlo desistere, poi egli subisce un attentato. Leland scopre che il suicida era coinvolto in un grosso giro di corruzione e di speculazione edilizia, ma soprattutto che era il vero autore dell’omicidio per cui un innocente era finito sulla sedia elettrica. Colin MacIver aveva lasciato un nastro in cui spiegava il suo gesto: pur essendo sposato, egli sentiva una forte pulsione omosessuale, ma il pensiero di poter essere come gli altri omosessuali (facce contorte, sguardi torvi, esseri esposti a tutti i pericoli) lo inorridiva. Gli venne così l’idea che se si fosse concesso alle sue pulsioni per una sola notte, forse sarebbe guarito. Si era cosi recato in un locale malfamato del porto dove era subito stato agganciato da Al Freeman Jr, che l’aveva portato a casa sua. Ma appena Al gli disse di avere capito subito che lui era ‘dei nostri’, McIver perse la testa. Riguardo al suo suicidio concludeva “io mi vergognavo più di essere un invertito che di essere un omicida”.
Il Sergente Leland per poter smascherare i corrotti senza danneggiare il Corpo di Polizia decide di dimettersi, pochi giorni prima dell’arrivo di una nuova promozione. (R.M.)

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