In disgrazia alla fortuna e agli occhi degli uomini

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In disgrazia alla fortuna e agli occhi degli uomini

Il giovane Smitty, viene portato in carcere, davanti agli occhi della sua fidanzata, per scontare una pena di sei mesi per detenzione di marijuana. Nel carcere fa la conoscenza dei suoi tre compagni di cella: Queenie, un esuberante travestito, che riesce a farsi rispettare dagli altri, nonostante la sua ostentata omosessualità, grazie al suo carattere molto forte; Rocky, bello e ambiguo, apparentemente tranquillo ma in realtà molto pericoloso e Mona Lisa un timido ragazzino gay amante di Shakespeare, servitore di Rocky e continuamente maltrattato da Queenie…. Il film alla sua uscita è stato criticato dal movimento di liberazione gay americano, in quanto rispetto al lavoro teatrale di John Herbert (1967) sono state aggiunte scene di nudo e di violenza sessuale, stravolgendo cosi il senso originale dell’opera, che voleva essere un forte atto di accusa verso le inumane condizioni carcerarie e verso il trattamento riservato agli omosessuali. Secondo queste critiche nel film sul banco degli imputati sembra esserci, al posto del carcere, l’omosessualità che, imposta dietro le sbarre, arriva a corrompere anche un bravo ragazzo eterosessuale come Smitty… segue sulla scheda (R.M.)

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segue da sopra (contiene parte del finale)

… Rocky prende Smitty a benvolere e lo protegge contro le violenze e gli stupri collettivi che ogni giorno avvengono sotto gli occhi complici delle guardie, ma poi pretende in cambio che lui diventi suo “amico”, cioè che si lasci scopare tutti i giorni sotto la doccia e che gli faccia da servitore.
Smitty capisce che deve adeguarsi. In seguito, su istigazione di Queenie, si ribella ed ha la meglio. A quel punto lo vediamo trasformarsi e pretendere da Rocky quegli stessi “servizi” che l’altro aveva ottenuto da lui. Rocky, non reggendo il suo nuovo ruolo di “omosessuale passivo”, va fuori di testa, finisce in cella di rigore, e si suicida. Poi Smitty arriva a pretendere quei “servizi” anche da Mona Lisa, di cui era amico, ma un residuo di dignità lo fa pentire.

Il film alla sua uscita è stato criticato dal movimento di liberazione gay americano, in quanto rispetto al lavoro teatrale di John Herbert (1967) sono state aggiunte scene di nudo e di violenza sessuale, stravolgendo cosi il senso originale dell’opera, che voleva essere un forte atto di accusa verso le inumane condizioni carcerarie e verso il trattamento riservato agli omosessuali. Secondo queste critiche nel film sul banco degli imputati sembra esserci, al posto del carcere, l’omosessualità che, imposta dietro le sbarre, arriva a corrompere anche un bravo ragazzo eterosessuale come Smitty. Vito Russo nello ‘Schermo velato’ accusa il produttore Lester Persky di aver trasformato il film in uno spettacolo per guardoni e paragona il carcere del film ad un “Country Club per omosessuali sadomasochisti”.
In realtà la critica verso l’inumanità del carcere è anche qui ben presente ( il detenuto Cazzolino viene picchiato e ucciso dalle guardie ed il direttore fa passare la sua morte come un caso di polmonite), inoltre l’omosessualità imposta serve a rappresentare la riproposizione, attraverso il sesso, dei ruoli di potere che regolano i rapporti tra i detenuti.
Nel complesso questo ci sembra un buon film e anche ben recitato, forse siamo diventati po’ più “guardoni” rispetto ai nostri autorevoli predecessori. (R.M.)

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