The Horsemen

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The Horsemen

Aidan Breslin (Dennis Quaid) è un detective la cui frustrazione raggiunge ogni ambito della sua piccola vita, che lo costringe a lavorare e/o a stare con i suoi figli, senza lasciargli il tempo, la forza e la volontà per accettare la morte della moglie avvenuta qualche anno prima.
Si ritrova dunque a dover indagare su una serie di omicidi efferati e, grazie agli evidenti indizi lasciati dagli assassini, giunge alla facile conclusione che questi si rifanno alle figure bibliche dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse: Pestilenza, Carestia, Guerra e Morte.
Proprio qui è da ricercare il motivo per cui questo film viene inserito nel nostro catalogo: inaspettatamente uno degli Horsemen è gay, e il riferimento è tutt’altro che velato. Il suo personaggio non ha comunque molto spazio e, visto il suo “hobby”, non riflette certo un’immagine positiva…
Naturalmente non possiamo dire come va a finire, diciamo solo che il messaggio che si cela dietro alle morti, purtroppo, non sempre viene capito: una denuncia contro gli abusi, l’incomprensione e l’assenza della famiglia, soprattutto dei genitori…
Sia ben chiaro, il fine non giustifica i mezzi…!
Di per sè il film non ha molti punti di forza: a metà fra un thriller e un horror, splatter soltanto a tratti, il suo unico pregio sta forse nell’originalità della trama, nella visionarietà di Akerlund.
Purtroppo però i difetti sono palesi. La scenografia è piuttosto scadente (si vede che i cadaveri sono manichini…!); l’interpretazione sentita e partecipe di Quaid contrasta con la recitazione mediocre del restante giovane cast; le scelte cromatiche sono banali e mal gestite e l’idea delle sospensioni, quasi a voler mischiare sacro e profano, è abbastanza discutibile.
Nel complesso il film risulta decisamente prevedibile (e per una pellicola che parla di serial killer è un difetto piuttosto serio!), ma forse era voluto dal regista stesso, dato che proprio nel trailer viene rivelato uno degli assassini.
Ad ogni modo “Horsemen” potrebbe essere una valida alternativa per passare la serata, per chi non è debole di stomaco e non ha grandi aspettative. (Gaia Borghesi)

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trailer: The Horsemen

https://youtube.com/watch?v=qYTxMvLyc8A%26hl%3Dit%26fs%3D1

Varie

A casa, il rancoroso detective della polizia Aidan Breslin (Dennis Quaid) si estranea sempre di più dai suoi giovani figli, Alex (Lou Taylor Pucci) e Sean (Liam James) dopo la morte della moglie. Al lavoro, si trova coinvolto in un’indagine sui perversi omicidi seriali legati alla profezia biblica dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse: il Cavaliere bianco, un maestro dell’inganno e il leader inatteso che è pronto a tutto per raggiungere i suoi scopi; il Cavaliere rosso, un guerriero acuto, che cerca di mettere gli uomini uno contro l’altro e dotato di un’innocenza che nasconde una profonda rabbia interiore; il Cavaliere nero, un tiranno manipolativo e oscuro, senza equilibrio ma sempre un passo avanti rispetto agli altri; e il Cavaliere pallido, un esecutore che ha una forza disarmante, determinato a provocare la morte con precisione chirurgica.
Mentre Breslin compie delle nuove scoperte sul caso, si accorge piano piano di un legame scioccante tra lui e i quattro sospettati.
Quattro Cavalieri. Quattro vittime senza legami tra loro. Quattro segreti dolorosi…

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Nel suo esordio alla regia del 2002 Spun, il regista Jonas Åkerlund ha fatto conoscere al pubblico il duro, grottesco, intossicante e, talvolta, incredibilmente assurdo sottobosco delle metanfetamine, mostrando i drogati, i cuochi, i loro spacciatori e l’Uomo e i suoi ragazzi che portano avanti questo ciclo.
Ora, in Horsemen, Åkerlund ci fa arrivare in un mondo decisamente diverso. In questa occasione l’apparente normalità si scontra con situazioni incredibili, quando un poliziotto dei giorni nostri si ritrova a indagare su una serie di assassini brutali e bizzarri legati nella profezia biblica dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, mentre è talmente coinvolto dagli omicidi da perdere il controllo dei suoi due giovani figli, che stanno diventando anche loro delle vittime.
“Gli elementi decisamente variegati di questa storia erano perfetti per me”, sostiene Åkerlund. “E’ l’unione di un thriller criminale dotato di una grande suspense con un dramma familiare decisamente emotivo, il tutto ambientato in uno sfondo inquietante di forte spirito religioso decisamente fuori controllo.

“Il vero cattivo del film è la trascuratezza”, sostiene il produttore Brad Fuller. “E’ il catalizzatore per cui ogni rapporto, tra padri e figli, madri e figli, assassini e vittime, prende forma o viene modificato in qualche modo. Come tutti sappiamo, la trascuratezza può dar vita a profondi sentimenti di dolore, colpa e anche vendetta. Gli omicidi seriali dei Quattro Cavalieri sono una manifestazione diretta di queste sensazioni”.
“E’ quello che rende così spaventoso questo lavoro”, rivela il produttore Form. “Fa paura pensare che sia sufficiente un po’ di trascuratezza e mancanza di amore per spingere qualcuno a commettere degli atti inenarrabili. Basta leggere i titoli dei giornali sui crimini orrendi commessi da persone verso dei loro familiari o da ragazzi che a scuola uccidono gli insegnanti e i compagni di classe. Mentre ci addentriamo maggiormente in questo tipo di casi, scopriamo che c’è sempre qualche forma di negligenza, fisica, emotiva o sociale. C’è una magnifica battuta nella sceneggiatura che dice ‘non ci sono Quattro Cavalieri, ce ne sono milioni’. Ti chiedi cosa c’è pronto a esplodere. E’ un’idea che ancora questo film alla realtà, anche se i riferimenti biblici alludono alla fine del mondo come lo conosciamo. Sicuramente, suscita delle domande”

Anche se gli omicidi seriali sono collegati all’antica profezia nel Capitolo sei nel Libro della Rivelazione, il modo in cui vengono uccise le vittime risale a un rituale praticato dalla tribù di nativi americana Mandan, ormai estinta. Si chiama sospensione e, negli ultimi anni, è diventata una sottocultura molto diffusa nel mondo.

“Questi omicidi orrendi avvengono perché gli assassini soffrono un dolore incredibile”, rivela Åkerlund. “Loro si sentono rifiutati, incompresi e non amati. A un certo punto nella vita, ognuno si sente incompreso o non accettato dalla famiglia, gli amici o la società in generale. (Cartella stampa)

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