High School Musical 3: Senior Year

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High School Musical 3: Senior Year

High School Musical, un film nato per la televisione e dedicato ad un pubblico di adolescenti è diventato, grazie ad un inaspettato successo, un fenomeno commerciale che ha già prodotto tre film, l’ultimo dei quali ha incassato 42 milioni di dollari nell’America Settentrionale e più di 40 milioni nell’oltreoceano, battendo il record del film musicale più visto nel fine settimana di debutto. Il film racconta la vita, soprattutto scolastica, di un gruppo di ragazzi e ragazze che si stanno avviando alla maturità. I loro problemi sembrano appartenere più ad un mondo idilliaco che a quello reale, non sentiamo mai parolacce o allusioni volgari, e il primo bacio è arrivato solo alla fine del secondo capitolo. In tutti e tre i film abbiamo la presenza di Ryan Evans (Lucas Grabeel), un ragazzo che dal carattere, dalle movenze e dall’aspetto è impossibile non ritenere omosessuale, e in questo terzo capitolo, Senior Year, diventa addirittura co-protagonista. Nel film non ci sono coming out, non si parla mai di omosessualità e Ryan è praticamente l’unico personaggio a non essere in coppia (la vicinanza della compositrice Kelsi non va mai oltre l’amicizia). Per i più attenti abbiamo solo un attimo in cui Ryan, durante le prove del suo numero musicale “I Want It All”, lancia un intenso sguardo al danzatore a torso nudo. Il fatto di non avere dichiarazioni “gay” esplicite può anche essere visto come un segno di accettazione e integrazione positiva del personaggio, comunque ben delineato come gay.

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SINOSSI

Troy e Gabriella, ormai prossimi al diploma, devono affrontare la difficile prospettiva della separazione. I due, infatti, proseguiranno gli studi in college diversi. Con l’aiuto degli altri membri dei Wildcats, decidono allora di mettere in scena un musical di primavera che rifletta le loro esperienze, le aspettative e le paure per il futuro.

CRITICA

“Canzoni e coreografie non sono mirabolanti, ma adeguate. Sorpresa: tornano in pista cha cha cha e valzer.” (Lietta Tornabuoni, ‘La Stampa’, 26 ottobre 2008)

“Dio salvi gli americani, il musical e la Walt Disney, non necessariamente in quest’ordine. (…) Una torta alla melassa come ‘High School Musical 3’ di Kenny Ortega diventa una benedizione, una medicina, una prova dell’esistenza del dio di Hollywood. Che non solo sforna perfette macchine da intrattenimento, ma vigila sulla memoria del cinema. E fa sì che perfino un prodotto di puro consumo come questo, grazie al culto della tradizione che ormai si permette solo il cinema Usa, vanti standard spettacolari pazzeschi. Vedere per credere i numeri musicali eseguiti dai protagonisti giovanissimi di questo film ambientato durante l’ultimo anno di scuola prima dell’Università, quando ogni allievo definisce il proprio carattere e il proprio destino. C’è dentro l’immensa tradizione coreografica del musical americano, arricchita dal solito messaggio positivo: siate voi stessi, fate gioco di squadra, imparate a conoscervi, etc. Per forza poi macinano miliardi nel mondo intero.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 27 ottobre 2008)

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