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A New York, in un ambiente in cui l’arte può essere una droga e drogarsi può diventare un’arte, l’incontro casuale tra due donne provoca cambiamenti radicali nelle loro vite. Syd, fresca di laurea, cerca di farsi strada nel mondo dell’editoria fotografica; Lucy, un’ex-enfant prodige della fotografia fuggita anni prima a Berlino per non soccombere alle pressioni del mercato dell’arte, è ora tornata a New York con Greta, ex-attrice preferita di Fassbinder divenuta un affascinante relitto in perenne transito tra lucidità e incoscienza. Un’opera prima vincitrice del premio della giuria al Festival del Cinema Americano di Deauville e del premio per la sceneggiatura Waldo Salt al Sundance Film Festival. Con le splendide Ally Sheedy (The Breakfast Club , St.Elmo’s Fire ) e Radha Mitchell (Amore e altre catastrofi), e contributi artistici, tra gli altri, di Nan Goldin e David Wojnarowicz.

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13 commenti

  1. Il finale è deludente, perchè avrebbe meritato maggiore estensione. Perchè dovremmo accontentarci di una semplice notizia detta così? Non ha molto senso. Sorvoliamo sul finalissimo (lo sguardo ammiccante di Syd verso la segretaria del giornale): veramente di pessimo gusto, credo che faccia cadere tutta la serietà del film che in generale non ho trovato granché (personalmente mi ha molto urtato il “clima” della cricca di tossici). Per fortuna la regista si è poi ripresa alla grande sfornando opere di gran lunga migliori.

  2. mari73

    PS: Chi ha apprezzato le foto di Lucy, ma non è stato riportato con la mente a quelle di Nan Goldin, ha l’occasione di scoprire questa grande fotografa contemporanea, alla quale, d’altronde, lo stesso personaggio di Lucy, per l’ambientazione del suo agire, lo stile di vita, le origini ebraiche e borghesi, il lungo soggiorno a Berlino, e appunto il soggetto principale della sua opera ( i membri della sua “tribù” ), è sicuramente ispirato.
    PS bis: Non penso si possa sostenere che la sceneggiatura abbia dei buchi. Credo si tratti piuttosto di una precisa scelta stilistica, efficace nel tenere sveglia l’attenzione su ciò che sta accadendo e netta nel sottolineare come quello a cui si assiste rimane esperienza altrui, come tale non pienamente comprensibile, nè in qualche modo giudicabile: esperienza alla quale ci si può accostare con empatia, ma che è comunque altro anche da ciò di più simile che possiamo aver vissuto.

  3. mari73

    Film di sostanza. Bello e triste. In grado di scavarti dentro. Le interpreti principali, così come i compartecipi, sono indubbiamente brave. La colonna sonora, più che ispirata: il sound del primo dei pezzi di chiusura, in particolare, rende alla grande tutta la tenerezza, il rammarico, la rabbia, che a quel punto si finisce col provare, in modo diverso, per le due protagoniste; personalmente, soprattutto per Lucy, personaggio che mi porterò dentro per un bel pezzo e alla quale vorrò sempre bene.
    Un film per tutte coloro che non temono di interrogarsi sulla propria paura di vivere, di sperare, di essere felici, sul timore di non essere amati per quello che si è, ma soprattutto, a tutte le donne che dimenticano troppo spesso di quanta forza, passione, generosità siano capaci, anche e soprattutto nei confronti di se stesse.

  4. Film particolare, ma non brutto.. Si vede che è un’opera prima.. Le attrici (non solo quelle principali, ma anche la musa di Fassbinder) sono brave, riescono a far dimenticare certi buchi della sceneggiatura..

  5. labrador

    All’inizio il film è pesante,difficile da seguire si riprende verso metà e il finale proprio non me lo aspettavo!
    Ottime le attrici e bellissime le fotografie di Lucy!

  6. A mio avviso il film è un capolavoro, anche se non è facile da seguire. quello che accade nel film è una realta che il 90% del mondo non vede o nega. Sheedy e Mitchell, due attrici da non sottovalutare!
    un film che merita di essere visto!!!

  7. morgause

    inizialmente scorre come un macigno..
    poi il film diventa carino anke se lo spettatore s sente sempre tagliato fuori dalla storia come se si fosse perso qualke fotogramma..
    finale a sorpresa.spiacevole direi. totalmente inatteso.iprevedibile.
    una doccia fredda ke t mette il malumore e t fa credere d aver perso 101 minuti del tuo tempo.

    ps:complimenti x la fotografia.ovviamente non della pellicola ma della protagonista lucy.

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Syd si divide tra il lavoro di assistente editore alla rivista Frame ed il fidanzato James con cui vive. Un giorno una perdita dal soffitto la porta a conoscere Lucy, una fotografa gay che vive al piano di sopra. Timida ed insicura, Syd si fa sedurre dal fascino misterioso e torbido di Lucy piena di talento ma drogata ed autodistruttiva e finisce per innamorarsene. La loro relazione è, però, destinata a durare poco. Triste e livida storia d’amore che lascia l’amaro in bocca ma che ha il merito di aver riciclato la desapareçida Ally Sheedy, qui in gran forma e mascolinizzata, la sempre adorabile Rada Mitchell e una quasi irriconoscibile Patricia Clarkson che si abbrutisce sorprendentemente sballandosi con pere e sniffate fino a morirne. La Cholodenko è la regista di Laurel Canyon, presentato all’ultimo festival di Cannes ma ancora inedito in Italia.

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