Henry Gamble's Birthday Party

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Henry Gamble's Birthday Party

Un interessante racconto dell’inizio del cammino verso l’età adulta da parte di Henry che festeggia il suo 17mo compleanno con una festa in piscina. Gli invitati sono tutti amici e parenti della sua famiglia, capitanata dal padre, un neo-pastore molto ligio ai precetti cristiani di una religione che vuole governare tutto, soprattutto la sessualità. Henry ha già cominciato a festeggiare col suo migliore amico Gabe (Joe Keery) col quale ha passato la notte a letto, entrambi quasi nudi, parlando di sesso e masturbandosi, con la differenza che Gabe pensava alle ragazze mentre Henry pensava al suo vicinissimo amico Gabe. Quando inizia la festa ed arrivano i diversi ospiti scopriamo pian piano che non è solo Henry ad avere dei segreti. Segreti che finora è stato impensabile poter affrontare perchè tutti in famiglia dovevano apparire come dei santi, anche se in realtà stavano arrivando sull’orlo del precipizio. La festa inizia quindi più come una congregazione di religiosi che un party festaiolo in piscina, dove tutti enunciano brani biblici e parlano della loro chiesa. Ma dietro a questa falsa apparenza si nascondono molte sofferenze. La madre di Henry ha avuto una relazione e vorrebbe uscire dal matrimonio, la sorella rimpiange di aver perso la verginità prima del matrimonio (salvo cambiare idea prima della serata). Anche gli ospiti sembrano avere i loro problemi, come il disturbato Rickie che accidentalmente chiuso in bagno si prepara ad una violenta auto-mutilazione, mentre la sua alcolizzata madre sta bevendo vino da una tazza di caffè al piano di sotto. Lucas è un giovane afro-americano gay (che spesso occupa le fantasie di Henry), offeso da tutti, secondo i quali non avrebbe scelto di essere nero ma avrebbe scelto di essere gay, cosa che gli ripetono richiamando espliciti versetti biblici. Tutto questo mentre i giovani entrano ed escono dall’acqua della piscina e gli adulti, vestiti, sono in disparte a lanciare anatemi contro il porno e la tratta di esseri umani. Comprensibile che alcuni dei loro partner trovino sfogo mettendo le mani su una scorta segreta di vino in questo party che ha bandito gli alcolici… Il regista Stephen Cone è figlio di un pastore battista del sud e dimostra di conoscere molto bene quell’ambiente, presentandoci una serie di personaggi (quasi degli stereotipi) che pian piano diventano protagonisti, come il nostro Henry, avviato verso un meritato lieto fine.

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Un commento

  1. solokiefer

    Lentamente arrivano gli invitati, che diventano i protagonisti di questa festa allegra e amara.
    La caratteristica principale che emerge da questo gruppo di amici di età diverse è lo spiccato senso religioso: fanno tutti parte della stessa parrocchia e ogni azione è sottolineata da un ringraziamento a Dio e un calore esagerato tra loro.
    Quando il limite di moralità/comportamento è così alto è facile trovare trasgressori, e questo è forse il limite del film: trovare religiosi ferventi che si contraddicono è un po’ come sparare sulla Croce Rossa ed è solo il garbo del regista a riuscire a creare un equilibrio tra il fanatismo (rappresentato da una signora che non trova conveniente neppure fare il bagno) e l’allegra devozione dei più giovani, più aperti alla trasgressione.
    Henry, il protagonista della festa, è gay e desidera il suo migliore amico (indovinata la prima scena del film con la gara di “seghe” tra i due), ma fluttua con tranquillità tra le braccia di una ragazzina piuttosto fervente, fidanzata con un altro.
    Ci sono tutte le età e tutte le tipologie di persone, c’è anche un depresso che si sfigura il volto durante il party ma la figura più bella e complicata è quella della madre, una donna elegante, trafitta da un amore illecito che l’ha destabilizzata e resa precocemente consapevole.
    Il tutto funziona, forse succedono troppe cose per un solo party, ma l’opera non perde mai di ritmo ed è sempre credibile, cosa assai difficile per un film corale.
    Belle le luci e belli i protagonisti per una pellicola che, secondo me, può avere anche un successo commerciale.

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