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Ingmar Bergman incontra Woody Allen in questo “Lontano dal Paradiso” norvegese. Amore, tradimenti e inganni in un film che parte fin troppo scherzosamente e finisce fin troppo drammaticamente. La regista usa lo stile delle tragedie greche inserendo come coro le voci di un quartetto maschile che con melodie accattivanti s’intromette negli affari amorosi dei protagonisti. Kaja (Agnes Kittelsen), un’insegnante trentenne, e Eirik (Joachim Rafaelsen), uomo di poche parole, vivono col figlio decenne, Theodor (Oskar Hernaes Brandso), in un piccolo paese innevato della Norvegia dove sembrerebbero una famigliola felice e tranquilla. Kaja è una donna spontanea che dice sempre quello che pensa e che mal sopporta le scarse attenzioni sessuali del marito. Ama il sesso orale e non capisce perché suo marito preferisca invece guardare il restling in tv. Per di più il marito va spesso a caccia, allontanandosi da casa per giorni. Ritorna sempre con un secchio di carne di cervo, ma a qualsiasi spettatore viene subito il dubbio che la sua caccia sia di un altro tipo. Succede che affittino una casa vicina ad una coppia, Sigve (Henrik Rafaelsen) ed Elisabeth (Maibritt Saerens) con figlio adottivo di colore, Noa (Ram Shihab Ebedy), in fuga dalla città per tentare una riconciliazione dopo una relazione fedifraga di Elisabeth. Sigve ed Elisabeth sono più acculturati ed esercitano subito un particolare fascino sui padroni di casa, persone assai più semplici. Sono però i loro due figli, entrambi consapevoli dei relativi problemi domestici, che entrano presto in sintonia costruendosi uno strano gioco di servo-padrone, un ruolo che inconsapevolmente verrà giocato anche dagli altri protagonisti. Quando le due coppie si mettono a giocare a Couples Game (un gioco dove ogni coppia deve dimostrare di conoscersi intimamente), Sigve ed Elisabeth vanno bene, non altrettanto Eirik e Kaja, che non sanno rispondere alla domanda “Come avete fatto l’amore la prima volta?”. La regista gioca abilmente su questi temi, capovolgendo spesso le situazioni (in seguito capiremo che anche conoscersi bene non significa escludere lacerazioni). La liberazione sessuale arriverà per ciascuno, verità e segreti trionferanno e ciascuno ritroverà se stesso. Il film ha vinto il premio della Giuria al Sundance 2011.

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trailer: Happy, Happy

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Kaja is an optimistic and easygoing housewife-despite her loneliness and the fact that her husband won’t have sex with her. When Elisabeth and Sigve, who seem like the perfect husband and wife, move in next door, Kaja is thrilled by their sophistication. They’re beautiful, they have an adopted black son, and in their spare time, they sing in a choir. An indiscreet moment between Kaja and Sigve ignites a full-on affair, but just as her sexual liberation comes within reach, the inevitable truths and secrets tumble out-perhaps for the best. Set in the dead of winter in the middle of nowhere, the locale of Happy, Happy is crucial to balancing the film as both sex comedy and drama. Director Anne Sewitsky allows her skilled actors to shine while dark humor, some flat-out hilarity, and tight storytelling drive this delightful look at the malleability and resilience of adult relationships.

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