La Governante

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La Governante

“In una famiglia catanese arriva una governante francese (Brochard) la cui omosessualità è fonte di non pochi problemi. Commedia modesta, dove la sceneggiatura dello stesso Grimaldi riduce l’omonimo testo di Vitaliano Brancati a repertorio di barzellette piccanti sul folclore siciliano” (Paolo Mereghetti).
A Catania, in casa della famiglia Platania, giunge, in qualità di governante, una giovane ragazza francese: Caterina Leher. In questo nucleo familiare vivono l’anziano vedovo Leopoldo, suo figlio Enrico, sicilianamente impegnato in avventure exraconiugali, la nuora Elena, una svampita intellettualoide che si lascia corteggiare con discrezione dell’acre scrittore Alessandro Bonivaglia, tollerato frequentatore della casa, i due piccoli figli di costoro, serviti tutti fedelmente da un’ingenua ragazza: Jana. Sia Caterina che la famiglia Platania sono religiosi, ma di una religiosità tutta particolare. Caterina è “il peccato” non tanto perché educazione e natura l’hanno dotata di anomali istinti quanto perché tali istinti, mescolati ad un fanatico desiderio di rispettabilità la travolgono in un ingranaggio di compiaciuti rimorsi e distorte mortificazioni. Da questo comportamento di Caterina subisce danno Jana, che, in seguito ad una calunnia della governante, viene cacciata e rimandata al paese natio. Durante questo viaggio è coinvolta in un incidente ferroviario che le procura la morte. Assunta una nuova cameriera, Francesca, Leopoldo scopre la donna in intimi rapporti con Caterina. Costei, ottenuto il perdono di Leopoldo, venuta a sapere da questi della tragica morte di Jana, tenta il suicidio, ma viene salvata dall’anziano vedovo che non si perdona di aver spinto tanti anni prima, per eccesso d’intransigenza, la figlia adolescente a togliersi la vita. (Cinematografo.it)

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3 commenti

  1. Dal testo teatrale di V. Brancati, fotografa la società siciliana (ma io direi pure italiana) di 40 anni fa. Anche se molto si è fatto, purtroppo c’è ancora tanta, tanta violenza, omofobia (interiorizzata e non) in Italia.. Mi è piaciuto molto il personaggio della governante. Ma anche gli altri hanno delle sfumature interessanti

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“…La governante, adattato con esiti imbarazzanti da Gianni Grimaldi e accomunato ai tanti filmetti dell’epoca, con quel drammatico personaggio della governante protestante Caterina Leher confusa con quel “quarto stato” di infermiere, insegnanti, liceali ripetenti e non, cameriere, collegiali e persino novizie che popolava gli schermi cinematografici in quegli anni.
Nel contesto farsesco della Governante cinematografica, il «peccato» di Caterina perderà la propria carica moralistica e moralizzatrice, la propria dolorosa valenza di discorso sull’anima, e l’accento cadrà sul folklore d’ambiente e sul tumulto dei sensi. L’erotismo come senso delle classi borghesi si materializzerà in un pastiche grossolano, facendo dimenticare che La governante era stato, nelle intenzioni di Brancati, soprattutto il dramma della calunnia e del rimorso.” (ROSARIO CASTELLI)

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