Fratella e sorello

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Fratella e sorello

Due uomini, diversissimi tra loro, si incontrano e stringono amicizia nella cella di un carcere condivisa con altri detenuti. L’ultimo arrivato si chiama Giocondo (Rolando Ravello) ed è subito fatto oggetto di scherno da parte dei compagni di sventura che lo sottopongono ad una specie di giudizio collettivo, un gioco un po’ pesante che viene riservato ai novellini. Il poveretto, un tipo ingenuo e candido, è finito in gattabuia per denuncia di tentato omicidio da parte della moglie fedifraga. In realtà la donna, che stava scappando con il suo amante, si era ferita accidentalmente battendo la testa e lui, per soccorrerla, era corso a prenderle dell’acqua, ma nella concitazione del momento, aveva preso la bottiglia sbagliata e le aveva portato quella che conteneva acido muriatico. A confortarlo e a togliergli dalla mente propositi suicidi, ci pensa Bartolo detto “Il Serpente”, uno spogliarellista che si esibisce mostrando il suo spropositato pene, da cui il singolare soprannome. Bartolo (Claudio Amendola) è invece finito in carcere per aver dato fuoco alla casa che condivideva con il suo miglior amico il quale, approfittando di una tournè e del “Serpente”, si era sposato e al ritorno di questi lo aveva cacciato…. segue sulla scheda

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segue da sopra (CONTIENE FINALE)
…. Arriva il giorno della scarcerazione di Bartolo il quale non ha un posto dove andare e allora Giocondo gli offre provvisoriamente la propria casa, visto che la moglie (la nera Youma Diakite) è andata a convivere con il suo amante. Di lì a poco giunge anche la libertà per Giocondo che arriva triste e sconsolato nel suo appartamento credendolo vuoto, in realtà vi abita ancora Bartolo che accoglie l’amico con la tavola imbandita e un piatto fumante di maccheroni alla carbonara, la sua specialità che era solito preparare anche in prigione per tutti i compagni di cella. Inizia così una felice coabitazione dei due amici, costellata di gags e di brillanti trovate da commedia degli equivoci; il loro rapporto è talmente affiatato che dormono anche sullo stesso letto e quando nottetempo Bartolo si alza perché ha ripreso ad esibirsi in un club per sole donne, gestito da Cicera (Ida Di Benedetto) la sua conturbante e gelosissima fidanzata, Giocondo (che non ne è al corrente) gli fa scenate di gelosia proprio come farebbe una moglie che si senta tradita. Nel bel mezzo di queste scenate arriva Cicera, sospettosa che Bartolo abbia un’altra donna e scopre invece Giocondo; chiarito il dubbio e rabbonita Cicera, convincono Giocondo ad assistere allo show di Bartolo, ma per farlo dovrà travestirsi da donna. A questo punto entra in scena anche Noné , moglie di Giocondo che è stata scaricata dall’amante e vorrebbe ritornare con il marito. Per farsi perdonare sfodera tutte le sue arti seduttive e non sembra affatto dispiaciuta della presenza di Bartolo, anzi ha già intuito le doti nascoste di questo ultimo (che invece difettano a Giocondo) e tenta di sedurre anche lui, ma Bartolo è leale con l’amico e rifiuta di prestarsi al gioco di Noné , In questo frangente sopraggiunge Cicera, furente alla vista di Noné seminuda e convinta del tradimento del suo uomo, afferra le forbici e lo evira. I due uomini si ritrovano al banco degli imputati, denunciati per stupro da Noné, ma a questo punto capiscono che si sta meglio in prigione, lontani dagli intrighi delle donne e si autodenunciano, di fronte alle esterrefatte donne che finiranno per confessare la verità. L’indulgente giudice (Laura Betti), visto il persistere delle autoaccuse e per fare contenti i due imputati, li condannerà a un anno e tre mesi di carcerazione, giustificando la brevità della pena con un “Mica potevo fare di più!”. I due amici si allontanano dall’aula tenendosi per mano.
Il film termina con un estemporanea e sorprendente esibizione del “Serpente” e di Giocondo nella cella dove ritrovano tutti i compagni ansiosi di assistere al nuovo “numero” di Bartolo. (F.T.)

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