The Farewell Party

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The Farewell Party

La pellicola racconta diverse storie di un sempre crescente numero di anziani che chiedono a medici, infermieri, parenti ed amici di porre fine alle insopportabili sofferenze fisiche che stanno subendo e alle malattie che non hanno speranza o possibilità di guarigione. Coinvolto in questa situazione di non facile soluzione morale e legale è un variegato gruppo di amici, tutti over 70 che vivono insieme in un kibbutz. C’è la casalinga, c’è l’uomo dalle mani d’oro che sa mettere le mani tanto sul tubo che perde che sull’impianto elettrico di casa, c’è l’ex-veterinario capace di trattare in farmaci e siringhe. La vita comunitaria che conducono li costringe a una vita gomito a gomito in cui possono continuare a discutere senza fine le proprie contrastanti posizioni, ma nello stesso tempo li mette sotto il costante sguardo degli altri membri della comunità. Dunque il loro modo d’agire deve sempre essere quasi carbonaro e quando mettono a punto uno strano congegno per permettere a un loro amico di togliersi liberamente la vita e di sottrarsi per sempre allo strazio delle sofferenze fisiche, si comportano un po’ da eroi e un po’ da delinquenti. I problemi si moltiplicano dopo, non tanto per gli scrupoli morali messi in campo dalla moglie del protagonista, quanto per il crescente numero di analoghi interventi a cui sono chiamati. Nel gruppetto entra a far parte anche un poliziotto in pensione quando una vicina lo scopre a far sesso con l’ex-veterinario. Avete presente l’espressione idiomatica inglese “uscire dall’armadio” per indicare il momento in cui della propria omosessualità si fa un elemento di dominio pubblico? In una delle sequenze più divertenti del film il significato di tale metafora passa da astratto modo di dire a fatto concreto: l’anta dell’armadio si apre per errore e tutti gli astanti possono vederci nascosto dentro in un contesto inequivocabile l’ex poliziotto nudo come un verme (e ci risiamo con i nudi maschili di questo festival veneziano 2014!!!). I due sono amanti da decenni, classica coppia clandestina, col poliziotto gay velato che non vuole rinunciare pubblicamente alla moglie e alla famiglia e per di più vivrebbe il dramma di doverlo “dire alla mamma” (più che 90enne!). Dopo la pensione ha imposto al compagno di raggiungerlo nel suo stesso kibbutz. Il veterinario soffre da sempre la sua condizione di amante segreto ma ora ne patisce ancor di più perché incrocia l’altro quotidianamente senza potergli esternare apertamente il proprio sentimento. La presenza dei due e le loro paradossali discussioni costituiscono uno degli elementi più divertenti nella film, ma non incidono a fondo nello svolgimento dell’intera trama. Servono da contraltare spassoso ai problemi (e quanto seri problemi!) della coppia etero protagonista formata dal genio del bricolage e da sua moglie. Costei soffre infatti di un alzheimer veloce destinato a portarla rapidamente a morte. Alla fine le circostanze porteranno a una separazione tra i due anziani gay quando si verrà a scoprire che il poliziotto lucra sul comportamento generoso del gruppo e che ogni volta che si esegue un atto di eutanasia nelle sue tasche entra una congrua mazzetta. Sarà solo la nausea per tale immonda scoperta a spingere il veterinario dal carattere profondamente altruista e leale a troncare, seppure nel dolore, la sua tanto travagliata storia d’amore. (Sandro Avanzo)

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«Mita tova fa i conti con la separazione. Separarsi da chi si ama, separarsi da se stessi, separarsi dalla vita e il diritto di scegliere come concluderla. […] Nel nostro processo di separazione da una persona cara, abbiamo scoperto che quando il corpo comincia ad abbandonarci, ma la mente rimane lucida, l’auto-ironia e lo humor restano il modo migliore per fare i conti con l’idea della morte. Nel nostro film proviamo ad affrontare problemi contemporanei, che sono spesso temi controversi». [Tal Granit & Sharon Maymon]

In modo perversamente brillante, il confine tra fede e miscredenza, tra Dio e uomo, in questo film diventa labile. Un gruppo di liberi pensatori si appropria del ruolo di Dio e crede in una Neverland, in un mondo migliore. È difficile da credere che una commedia sulla morte possa essere così piacevole, spiritosa e anche consolatoria. Ma questo ne è davvero l’esempio. E non dipende dal mero concetto di eutanasia, ma dal fatto che i personaggi sono sempre uniti, nella vita e nel momento di lasciarla. Solo un’anziana signora, che crede di poter parlare al telefono con Dio, è sempre troppo curiosa rispetto a ciò che può riservarle il futuro, anche se “non puoi insegnare nuovi trucchi a un vecchio cane!” [Tadeusz Sobolewski, venice-days.com]

CRITICA:

Levana (Levana Finkelstein) and Yehezkel (Ze’ev Revach), a septuagenarian married couple, reside in a Jerusalem retirement home. Levana loves cooking; Yehezkel enjoys nothing more than tinkering with his inventions. Above all, they love being together — but a pair of devastating challenges suddenly threatens to divide them.
A dear friend is dying of a terrible illness, and the hospital wants to prolong his life against his wishes. Seeking to give his friend control over his own existence, Yehezkel constructs a device that allows the user to choose whether or not to administer themselves with a painless, fatal dose of drugs. Once word gets around, others begin requesting Yehezkel’s services — but while it’s one thing to assist in the suicide of a lifelong pal, can Yehezkel extend this illegal and ethically complicated service to strangers? Levana, for her part, is uneasy with the whole enterprise, and keeps casually referring to her husband as a murderer. She is also slipping into dementia, something Yehezkel can’t bring himself to accept — especially if it means placing Levana in a care centre, where she will fade away without him by her side.
Euthanasia has been examined in films from Dark Victory to Harold and Maude to Amour, but this still-controversial subject has never been treated with quite the delicate touch it receives here. Though the themes of The Farewell Party are grave, the film’s tone is warm, wise, and even darkly humorous — in such episodes as a homosexual affair that is (literally) kept in the closet, or a widow who exploits her own grief in order to get out of a speeding ticket. This is a film about real life, which even at its most harrowingly difficult can still leave room for mischief, love, and laughter. (JANE SCHOETTLE, TIFF.com)

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