L' Età acerba

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L' Età acerba

Bellissimo film sulla gioventù e sulla scoperta di se stessi. La storia si svolge nelle campagne del Sud-Ovest della Francia. Tre giovani si incontrano e si scontrano su quello che sarà poi la loro vita: passioni politiche, scoperta dell’amore e scoperta della propria omosessualità, pragmatismo e ideologia, paura dei sentimenti e distacco dal mondo degli adulti (bellissima la scena del colloquio col negoziante omosessuale). Un film intenso e coinvolgente che non vi lascerà indifferenti. I protagonisti, quasi tutti esordienti, sono credibili e godibili.

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14 commenti

  1. thediamondwink

    Ho rivisto due volte la pellicola, probabilmente non l’ho capita a fondo, ma non mi è piaciuta così tanto da etichettarla come “bellissimo” film francese. Onestamente do credito a chi ha scritto di aver visto di meglio (un amour a’ Taire, per esempio), ma desidero, comunque, accreditare la bravura degli attori che mi hanno davvero affascinato. Il film tratta argomenti adolescenziali, che formano la crescita di ogni individuo e, attraverso l’esperienza, collima il futuro della persona. Amore e politica, amicizia e delusioni, sono gli argomenti principali che rendono la crescita delle persone e, in questo film, vengono raccontati in un determinato e delicato periodo storico in Francia, dove a decidere i destini dei protagonisti è la Rivoluzione intrapresa per la liberazione dell’Algeria, forzatamente destinata a sconvolgere la loro vita.

  2. Quanto dice l’amico “istintosegreto” sui film francesi della Nouvelle Vague è in alcuni casi vero se escludiamo da queste peplessità di giudizio svariati grandi capolavori di Truffaut Godard Rohmer che rimangono pilastri evergreen del cinema francese. Dico questo perchè mi è capitato di rivedere ultimamente un film di Alain Resnais “Hiroshima mon amour” che ha mandato in deliquio negli anni tanti intellettuali e che rivedendolo mi è sembrato così freddo, costruito , così artificiosamente melò, così poco “vero”…
    Detto questo di Téchiné anch’io prediligo “Les Témoins” anche se “Les Roseaux Sauvages” è , come dice giustamente Nick88, stilisticamente perfetto.

  3. istintosegreto

    [2/2] Dovendo scegliere, rivedrei più volentieri il film di Téchiné I TESTIMONI, più maturo e liberato dal malefico influsso (sono ironico, non crocifiggetemi) della Nouvelle Vague. Per lo stesso motivo ho ricevuto più emozioni dalla versione per il cinema di NOI SIAMO INFINITO, avendo il regista (autore pure del libro) rivisto la sua opera dando meno peso alle citazioni letterarie e mettendoci più cuore.
    Se il cinema francese risente della Nouvelle Vague, quello americano è affetto dal male opposto, sarebbe a dire la ricerca del pathos a tutti i costi, col rischio -sempre in agguato- di scadere nella soap-opera. Insomma, è questione di saper dosare gli ingredienti per la torta.
    Per quanto riguarda lo scambio di consigli sui titoli, rimando alla posta privata, non essendo argomento di interesse comune… Un kissone.

  4. istintosegreto

    [1/2] Mio caro Nick88, manco a farlo apposta mi hai servito un esempio a fagiuolo per spiegare meglio il mio mancato entusiasmo per L’ETà ACERBA. Rimanendo nell’ambito del triangolo amoroso, io preferisco DOUCHES FROIDES a JULES ET JIM. Il motivo è ovviamente del tutto personale e da ricercarsi nel mio modo di vedere una certa freddezza nell’arte, quando essa è contaminata dall’intellettualismo. Ne L’ETà ACERBA, stilisticamente perfetto, come dici tu stesso, ho riscontrato un certo richiamo alla Nouvelle Vague. I cineasti di questa corrente infatti, tutti con addosso un bagaglio culturarle considerevole, mettevano in pellicola discorsi filosofici (anche molto attuali e condivisibili, come la critica alla società borghese) in modo elegante e senza sbavature… ma questo andava a discapito del “vero”.

  5. Nick88

    Film molto bello. Stilisticamente perfetto.
    Effettivamente l’unica pecca è la ridondanza di temi, spesso non sviluppati a dovere. Ma rimane un manifesto e uno dei titoli più importanti della cinematografia a tema.

    @istintosegreto: sarei curioso di conoscere le pellicole a cui ti riferisci. Mi piacciono molto in generale i film che parlano del passaggio dall’adolescenza alla maturità. Nel cinema francese mi viene in mente anche “L’eau froide” e “Jules et Jim”. Ci sono altri che consiglieresti?

  6. Capolavoro di rara delicatezza e liricità. Le infinite gioie e le abissali sofferenze dell’infanzia. Da vedere e rivedere. Téchiné poi non ne sbaglia mai una…
    PS. secondo me le tre G ci stanno tutte (io lo avrei messo persino tra i cult)

  7. Mi è piaciuto, anche se mi trovo a concordare con albert bs. Molti temi vengono toccati da questa storia, molti che avrebbero meritato più spazio, ma non si può avere tutto. Nel complesso però l’amalgama funziona abbastanza e il risultato è un’opera commovente, elegante, intelligente e che consiglio di vedere.

  8. istintosegreto

    Non concordo col “bellissimo film” della presentazione.
    Il cinema francese mi ha emozionato più in altre occasioni.
    Soprattutto per quanto riguarda il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, tema in cui i cugini d’oltralpe sono insuperabili.
    Risulta comunque piacevole seguire questi ragazzi mentre percorrono un tratto di vita insime, tenendosi per mano.

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Varie

Il 1962 è per la Francia un anno drammatico: in Algeria l’O.A.S. semina lutti e sangue e moltissimi profughi francesi sbarcano a Marsiglia. In una cittadina del Sud-Ovest piuttosto tranquilla gli echi del conflitto scatenatosi in Africa arrivano durante le nozze di Pierre Bartolo, figlio maggiore di una famiglia di agricoltori, ora in divisa di soldato, pronto però a disertare al più presto. Pierre, che ha avuto un innamoramento per la signora Alvarez (la professoressa di lettere nel locale liceo), muore tuttavia in Algeria. Nel liceo studia per l’ultimo anno il fratello Serge, tipo brutale, ma schietto. Di lui si è innamorato l’intellettuale e ben più fragile François, scoprendosi un omosessuale, malgrado abbia trovato nella giovane Maité una compagna considerata ideale. Quest’ultima è la figlia della professoressa Alvarez: ha un carattere un po’ spigoloso, è vagamente femminista e si impegna attivamente nella locale sede del partito comunista francese. Tuttavia un altro giovane è presente e si fa notare tra gli allievi: costui è Henri, tipo più maturo e introverso, nato in Africa ed a 21 anni reduce da vari altri istituti, con carriere scolastiche tutte fallite, inclusa quella in corso. Per Henri, un “pied-noir” carico di odio per tutti i Francesi, dedito a trascorrere i giorni ad ascoltare alla radio le varie notizie, la vita è un incubo quotidiano. Egli ha parlato spesso aspramente e beffardamente con François della di lui omossessualità, oltre che con Serge e con Maité, presso la quale una sera si rifugia nella sezione del partito dopo aver rinunciato alle lezioni particolari assicurategli dal professor Morelli (che intende fargli avere il diploma) e perdendo volutamente il treno per riparare a Marsiglia, città in cui vive la madre profuga d’Algeria. Ma Maité là per là non accetta Henri, anche se ora si è allontanata dalla madre, che con la morte di Pierre è preda di una crisi depressiva. Successivamente Maité e i tre giovani fanno un’escursione al fiume, con bagno relativo: Serge appare ormai determinato ad occuparsi della sua proprietà e a dire addio ai giochi erotici dell’adolescenza; Henri, diventato meno rabbioso, possiede Maité in riva al fiume e François, respinto per le sue profferte amorose da Serge, constata che le proprie scelte sessuali sono ormai definite. Quello che rimane intatto nel gruppetto è il senso dell’amicizia reciproca, l’unico valore che sembri inattaccabile.

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