Et in terra pax

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Et in terra pax

L’estrema periferia romana fa da sfondo a tre storie prima parallele e, successivamente, legate fra di loro dal filorosso della droga e della criminalità. Marco, dopo cinque anni passati in carcere, torna a casa sforzandosi di cercare una vita normale e lontana dai traffici illeciti che avevano causato il suo arresto. Il tentativo di dimenticare il suo passato e di iniziare una nuova vita è destinato al fallimento: l’uomo si lascia convincere dai suoi ex compari, Glauco e Mauro, a riprendere a spacciare. Marco si ritrova di nuovo a convivere con la delinquenza ed inizia a vendere cocaina sulla panchina di un piccolo parco che per lui diverrà una sorta di isola dalla quale gli è possibile osservare le vite altrui, riflettere su se stesso e metabolizzare gli eventi che lo porteranno al suo inutile sacrificio finale. Sonia, studentessa universitaria, lavora nella bisca di Sergio. Il suo tentativo di studiare e di rendersi indipendente economicamente viene vanificato dalla dura realtà che la circonda. L’illusione di trovare la comprensione di Sergio, menefreghista e insensibile, e l’amicizia di Marco, si mescola alla stanchezza e alla rassegnazione. La terza storia riguarda tre ragazzi, Faustino, Massimo e Federico. Diversi fra loro ma costretti ad un’amicizia che li rende apparentemente invulnerabili, i tre si trovano invischiati in una serie di eventi concatenati che li porteranno a scontrarsi non solo fra loro, ma anche con la dura realtà della strada. Un motorino scambiato per un po’ di cocaina porta le tre storie ad intrecciarsi drammaticamente. Violenza, disagio urbano e omofobia scateneranno una scia di sangue.

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trailer: Et in terra pax

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Varie

CRITICA:
“Quartiere Nuovo Corviale. Roma. Scene di vita quotidiana. Dura, ingrata, violenta.
C’era un tempo in cui in Italia le periferie dovevano essere dei piccoli centri in miniatura. Poi quell’idea un po’ troppo nordeuropea si trasformò in alcune città in piccole giostrine per bimbi mai felici, piccole zone di aggregazione per persone sole, stupidi finti anfiteatri per spettacoli mai visti. Quell’idea di distaccamento urbano multifunzionale e accogliente divenne in alcune zone una trappola dormitorio, dei lunghi serpentoni di cemento che si snodano (e nemmeno tanto) per chilometri interi.
Grigio e paraboliche, panni frusti stesi fuori, scritte ingiuriose sui muri, auguri di morte e devastazione. Da lontano il Nuovo Corviale sermbra un alveare. Immobile, pacifico ma operoso. In maniera distorta. Panchine solitarie per “spigne’” la droga, scalinate deserte per “acchittasse ’na botta de coca”, bar spogli e bische, anfratti oscuri disegnati apposta per le violenze carnali.
Et in terra Pax è ambiente allo stato puro. Spazio, luogo in cui si muovono sciami di vita incompleta, ragazzi che vogliono uscire, ragazze che vogliono emergere, ragazzi che la noia criminale trasforma in stupratori bavosi. Non si entra in questo microcosmo, off limits anche per la polizia. Non si esce da questo nido marcio (il giro in motorino nei quartieri Prati sembra un giro in una macchina per il teletrasporto). Marco è uscito dal carcere solo fisicamente. I suoi amici lo accolgono a casa con una bella busta gonfia, costringendolo allo spaccio. Sonia studia a Tor Vergata ma vuole “tirar su due spicci”per farsi gli affari suoi senza ricorrere alla pensione della nonna e il bar/bisca sembra l’unica cosa da fare. I tre bulli malandrini ronzano disperati leccando sigarette e auguarandosi donne vogliose. Le diverse dimensioni si scontrano tragicamente. Operando un collasso. Et in terra pax di Vivaldi allora si gonfia, il fuoco brucia i corpi dei colpevoli, perchè quelli delle vittime sono già stati distrutti.
Un bellissima prova di regia girata con un tocco entomologico che affascina. Una luce che acceca, una luce che dovrebbe proteggere e che invece è preludio di atti barbari. Prove d’attori concrete e convincenti che però stanno in secondo piano rispetto al grande Mostro di Cemento che da dietro sorveglia. Come già più volte durante questa edizione della Mostra, la sopravvivenza lotta per vincere.” (Marta Martina, Nonsolocinema.it)

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