Escape From Rented Island: The Lost Paradise of Jack Smith

Escape From Rented Island: The Lost Paradise of Jack Smith
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Escape From Rented Island: The Lost Paradise of Jack Smith

Jack Smith (1932-1989) è stato un esponente di spicco della performance Art americana, un regista sperimentale, un personaggio centrale della scena queer underground newyorkése, tra i pionieri di un’estetica che sarà poi etichettata come ‘camp’ o ‘trash’, autore di film praticamente no-budget, di cui più famoso è stato Flaming Creatures (1963) censurato dalle autorità come pornografico.
Jerry Tartaglia, dagli anni ’90 archivista e restauratore del patrimonio cinematografico di Jack Smith, in questo suo documentario, che egli preferisce chiamare saggio, ha voluto occuparsi soprattutto del lavoro di Smith, dedicandosi all’analisi delle sue idiosincrasie estetiche in 21 capitoli tematici, senza l’intermediazione dei giudizi di critici ed amici.
“Escape From Rented Island: The Lost Paradise of Jack Smith – vuole essere più un film saggio sul lavoro dell’artista e meno un documentario sulla sua vita. Così come non presenta una spiegazione lineare, razionale e distanziata del suo lavoro. Invece invita il pubblico a sperimentare le scelte estetiche che stanno dietro alle opere di Jack Smith con mente aperta. Questa strategia che ho scelto crea una sfida per il pubblico, soprattutto per coloro che amano ascoltare i documentari con commenti esplicativi o aggiuntivi. Non ho scuse da offrire a coloro che non tollerano la visione non diluita del lavoro di Jack Smith, solo un invito ad accompagnarlo nel suo paradiso perduto.”
Con queste sue premesse Jerry Tartaglia ha prodotto un film poco commerciale, in qualche modo quasi come il lavoro di Jack Smith, ricco di materiali rari, ma forse di non semplice comprensione per chi si avvicina a Jack Smith per la prima volta.

synopsis

In his essay film, Jerry Tartaglia, longtime archivist and restorer of the film estate of queer New York underground, experimental film, and performance legend Jack Smith, deals less with Smith’s life than with his work, analyzing Smith’s aesthetic idiosyncrasies in 21 thematic chapters.

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