East Is East

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East Is East

Nel 1971 George Khan, pakistano orgoglioso e tradizionalista, è emigrato a Salford, nei sobborghi di Manchester, dove possiede un negozio di fish & chips e ha sposato Ella, inglese del Lancashire. I loro sette figli (sei maschi e una femmina) sembrano poco inclini a seguire le direttive paterne per quanto riguarda la religione islamica. Sentendosi osteggiato, George reagisce in modo brutale e impositivo. Il matrimonio combinato di Nazir, il più grande, fallisce per il rifiuto del ragazzo, che in realtà è omosessuale e se ne va per diventare stilista di moda. Tocca allora al più piccolo che, con grave ritardo e qualche forzatura, viene sottoposto alla circoncisione. Quindi, tra una lite e una riappacificazione con la moglie, George cerca di rifarsi dello smacco precedente e individua due possibili mogli per Abdul e Tarik. Le famiglie si incontrano, i ragazzi cercano qualche scappatoia, stanno per rassegnarsi quando l’arrivo di Saleem, il figlio hippie che fa oggetti d’arte di tipo provocatorio, fa precipitare la situazione. Anche questi possibili matrimoni vanno all’aria. George si scontra una volta di più furiosamente con Ella. Poi, al negozio, comincia a meditare sui propri comportamenti. Forse la pace tra moglie e marito sarà questa volta più consapevole.

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Un commento

  1. zonavenerdi

    Come andare all’estero, sposare una persona del lougo, ma non integrarsi mai. Padre pachistano, sposato con un inglese,prtendende che i suoi figli seguano strettamente regole della tradizione islamica, matrimoni programmati e tagli del prepuzio compresi. E anche pestaggi.

    “Voi siete problema per me”. “Ammazzo tutti”.

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Varie

Jahangir Khan was born in Pakistan and had got married for the first time there. Seeking better prospects, he immigrated to Britain, fell in love with Ella, a Caucasian, married her, and eventually became the father of six sons and one daughter. He wanted all of children to follow Islamic tradition, and would parcel them in the “Masjid van” every Friday for prayers and religious incantations. Arguments with Ella are one-sided and always end when he threatens to bring “Mrs. Khan” from Pakistan. His eldest son, Nadir, comes to know that his dad was going to arrange his marriage and runs away from home. Jahangir, who now calls himself George, disowns him – all the more when he finds that Nadir is gay and is living with a male. While the children have all settled down in the community and have had their respective romantic flings, they do not know that their father has plans to marry off two of his sons to two Pakistani sisters. Nevertheless, the family prepare themselves, and her sons are introduced to these women. After recovering from the initial shock of seeing the women face to face, the family settles down, leaving Khan to negotiate the details. Noticing that the apartment was very small, the brides’ mother proposes that both boys should settle in their house after marriage. Watch how chaos takes over, and the manner in which the overbearing Khan attempts to bring his family in line – or at least tries to, all this in the midst of Enoch Powell’s announcement that his political party will expel all immigrants and send them back to their respective motherlands. (Imdb)

CRITICA

“Se c’è un al di là, il grande Frank Capra può congratularsi con se stesso. Almeno tre film in programmazione ricavano spunti da ‘Accadde una notte’: in ‘Il pesce innamorato’ Pieraccioni e Yamila Diaz sono obbligati a passare la notte nella stessa stanza come Clark Gable e Claudette Colbert; e come Claudette fuggono al momento del matrimonio sia Julia Roberts in ‘Se scappi, ti sposo’ che Jan Aspinall in ‘East is East’. Tratto dalla commedia omonima di Ayub Khan-Din (successo al London’s Royal Court nel ’96, attualmente off Broadway), il film dell’esordiente Damien O’Donnell non è come si è detto un nuovo ‘The Full Monty’, ma una commedia etnica d’epoca che intreccia variazioni su una storia di integrazione fra emigrati asiatici e britanni puri. Dai muri incombono i manifesti del politico conservatore Enoch Powell, che vorrebbe rimandare gli immigrati a casa loro come da noi Bossi e i neofascisti, e si capisce bene che il problema può facilmente assumere risvolti drammatici; ma il regista preferisce sottolinearne gli aspetti da commedia, un po’ alla Monicelli e avvalendosi dell’interpretazione del grande attore indiano Om Puri e dell’eccellente Linda Bassett, molto più che una spalla. Saporito e leggero, il film conquista per una sua grazia insolita; ma nel divertire lascia anche la curiosità su come e quanto sia cambiata la situazione dal 1971 a oggi”. (Tullio Kezich, ‘Il Corriere della Sera’, 18 dicembre 1999)

“Tra fish and chips, bastonate, capelli a caschetto e attillate camicie hippy, come il tempo rock delle mele. Piace il conflitto tra rigidità religiosa e indipendenza giovanile in una famiglia anglo-pakistana della swinging London. La lotta tra i valori tradizionali delle regole d’oriente (il matrimonio chiuso combinato) e la cultura ‘free’ dei primi anni 70 d’occidente mette in minoranza il padre padrone Khan, che soccombe alla ribellione di moglie e figli. Cast vivace e centrato, fissato tra i poli dell’indiano Om Puri e dell’inglese Linda Bassett. Esordio brillante di Damien O’Donnell, dal successo teatrale di Ayub Khan Din, ma è un pò forzata, dimostrativa, la resa alla tolleranza di un padre così duro e ostinato. Divertente”.(Silvio Danese, ‘Il Giorno’, 18 dicembre 1999)

“Magari si poteva trovare un titolo italiano di più agile pronuncia per ‘East is East’, a sorpresa campione di incassi in Gran Bretagna dopo la calorosa accoglienza a Cannes ’99. Ma il film di Damien O’Donnell merita comunque una visita in questo cine-Natale tutt’altro che esaltante: è divertente, istruttivo, interessante per come indaga, operando un piccolo salto temporale all’indietro nelle pieghe di un’integrazione razziale e culturale difficile. In una chiave di commedia corale, tra riferimenti alle parole d’ordine razzista del fascista Enoch Powell, scene di vita pakistana e parodie della swingin’ London ‘East is East’ prepara la patetica resa dei conti che vedrà il patriarca perdere lo scettro. Se la riconciliazione finale suona un po’ prevedibile, l’intreccio delle situazioni è ben orchestrato, i personaggi sono gustosi, il risvolto amarognolo disciplinato al sorriso. Merito di una compagnia d’attori che non spreca uno sguardo o una battuta, indossando con naturalezza abiti e acconciature che sembrano già antidiluviane”. (Michele Anselmi, ‘L’Unità’, 18 dicembre 1999)

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