The Driller Killer

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The Driller Killer

Una lucida e nel contempo lisergica discesa nell’inferno di New York fotografata con trame sporche ed un senso di angoscia che perdura fino all’atteso ma beffardo finale. Il pittore Reno Miller convive in un appartamento con due lesbiche ma le cose non vanno tanto bene, il suo agente lo incalza perché i suoi quadri non vendono e come se non bastasse, nell’appartamento di fianco si istalla un gruppo punk che prova in continuazione. Visioni mistico religiose ed una paranoia circoscritta all’interno di una metropoli in disfacimento avranno la meglio sul suo equilibrio psichico ed il povero Reno non troverà nulla di meglio da fare, per sfogarsi, che acquistare un grosso trapano ed iniziare la sua opera di pulizia trapanando il cervello a poveri clochard addormentati sotto ai lampioni. L’inquietudine di un’epoca in rivolta, un movimento anarchico in pieno sviluppo e la crescita delle nevrosi urbane, specie quelle americane: sono questi gli argomenti primari che Abel Ferrara vuole esaltare nel suo cinema. In seguito, con “Il Cattivo Tenente” troveremo molte situazioni analoghe in cui, però, la sua matrice cattolica verrà resa più marcata da un costante pessimismo cosmico. Onestamente, a tanti lavori impenetrabili del maestro italo americano, preferisco questo fresco ed ingenuo “Driller Killer”, capace di esprimere appieno gli ambienti e le perversioni di una decade distrutta da una crescita troppo incontrollata. Detto questo “Driller Killer” risulta un ottimo biglietto da visita per l’inferno del cinema di Ferrara, qualora decidiate di addentrarvicisi. (A. Genovese, Alexvisani.com)

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trailer: The Driller Killer

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An artist slowly loses his mind as he and his two female friends scrape to pay the bills. The punk band downstairs increasingly agitates him, his art dealer is demanding that he complete his big canvas painting as promised, and he gets into fights with his girlfriends. When the dealer laughs at his canvas he snaps, and begins taking it out on the people responsible for his pain and random transients in the manner suggested by the title. (Imdb)

CRITICA:

Il primo piano-sequenza di The Driller Killer racchiude in sé tutto il senso del cinema di Abel Ferrara. Una chiesa, un cristo crocefisso, una sensazione di profonda angoscia, un’impostazione visiva cupa, un clima generale da horror metaforico. Ad interpretare questa scena, così come a sostenere il ruolo principale, è lo stesso Abel Ferrara, che nel 1979 girava con The Driller Killer il suo secondo lungometraggio dopo aver portato a termine nel 1976 un vero e proprio porno intitolato: Nine Lives of a Wet Pussy.
A lungo The Driller Killer è stato un film maledetto e censurato, addirittura vietato. Eppure è un’opera che raccoglie, e allo stesso tempo precorre, tendenze fondamentali nella storia del cinema recente e dell’arte contemporanea.
Tra i riferimenti chiari dobbiamo annoverare certamente Roman Polanski (Repulsion), tutto il primo Martin Scorsese, con particolare riferimento a Mean Streets e un pizzico di Dario Argento, soprattutto per quel che concerne quel po’ di splatter che è visibile nel film.
Ferrara, profondo conoscitore di New York, dei suoi ambienti e delle realtà che caratterizzano la metropoli americana anticipa, inoltre, quella che è stata definita in un dvd edito da RaroVideo la New York Underground Collection, ovvero una raccolta di film girati dal fotografo-cineasta antiborghese ed estremo Richard Kern.
Anche la recente edizione italiana in dvd di The Driller Killer è stata pubblicata da RaroVideo, a dimostrazione del lavoro continuo di questa etichetta nel cinema dimenticato, censurato, messo ai margini.
La parte video di questo dvd non è splendida, ma d’altra parte ciò era inevitabile visto che l’opera seconda di Ferrara era stata girata con un budget ridottissimo e una pellicola in 16 mm. Nonostante ciò, si tratta di un’operazione editoriale di rilievo poiché rende disponibile sia per gli addetti ai lavori che per i semplici cinéphiles un film che non è molto facile da vedere. Oltretutto, The Driller Killer, come già affermato, rappresenta il punto di partenza di una poetica precisa, eccessiva e dai tratti paradossalmente moralistici che è rintracciabile in tutta la filmografia di Abel Ferrara. Il sangue e il corpo, l’angoscia esistenziale e i cattolicesimo, il sesso e l’ossessione moralistica, il disprezzo per il consumismo e la tensione nei rapporti umani, l’universo ferrariano appare decisamente complesso, e sempre scioccante.
Il dvd di RaroVideo presenta oltre all’edizione del film anche dei contenuti extra, tra i quali vi segnaliamo (anche se di qualità tecnica bassissima) l’incontro proprio con l’autore di The Addiction, The Funeral e Mary. (M. G. De Bonis, Cultframe.com)

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