Drawn Out Love

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Drawn Out Love

Felix si sta preparando per un lungo viaggio, ma prima deve sbrigare alcuni affari inconclusi. Questo bel giovane non ha mai conosciuto suo padre, Johan, che gestisce un Jazz Café. Ma quando Felix entra nel Café, Johan lo prende per uno straniero in cerca di sesso e inizia a sentire una irresistibile attrazione che presto darà inizio ad una pericolosa storia di passione. Un dramma che esplora le profondità di amore e desiderio.

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2 commenti

  1. istintosegreto

    WARNING: il commento contiene spoiler.
    Ecco un film per coloro che vogliono uscire dalle tematiche trattate di frequente come il coming out, le discriminazioni sessuali, le malattie sessualmente trasmissibili. Felix è un ragazzo sui 20 anni, appassionato di motocross. Johan è un omosessuale di mezza età che gestisce un bar. I due sono padre e figlio, ma non si sono mai incontrati. Felix comincia a frequentare il bar di Johan, senza rivelare la sua identità. Pessima decisione: Johan si sente attratto da colui che non sospetta essere suo figlio (non sa nemmeno di essere padre). Felix si rende conto presto dell’imprevista evoluzione dei fatti, ma continua a mantenere il riserbo sull’equivoco. Non è chiaro il motivo di questa scelta, lo spettatore è lasciato libero di formulare ipotesi. Si genera così una pericolosa spirale: il ragazzo si reca presso la caffetteria di suo padre ogni giorno, senza riuscire a parlargli, esprimendo nel contempo un crescente disagio. Johan e i suoi amici gay, interpretano il disagio come la bruciante infatuazione di un giovanotto per un uomo maturo. Il climax del fraintendimento è raggiunto nella sequenza in cui i due protagonisti rimangono soli, si tolgono i vestiti e Felix sfiora il corpo di suo padre. La curiosità (mista a timore) del ragazzo, che per la prima volta entra in contatto con la figura paterna da sempre mancatagli, è totalmente travisata da Johan… e così…
    Ce n’è abbastanza per fare scatenare una squadra di studiosi del comportamento umano. Gli spunti per erudite disquisizioni di stampo filosofico, psicologico e morale si sprecano. Da una parte abbiamo l’attrazione di un figlio verso il padre, in senso anche fisico forse, ma di tipo affettivo. Dall’altra, l’attrazione marcatamente sessuale di un uomo di mezza età verso un ragazzo. Io leggo tra le righe (opinione mia sia chiaro) anche una critica diretta alle abitudini sessuali di noi gay che, assuefatti alla ricerca di vuoti incontri erotici, a volte non vediamo ciò che di molto profondo potrebbe esserci dietro la superficie. Una critica messa in atto in modo da colpire lo spettatore come un calcio in quel posto. Per quanto riguarda la forma, credo sia evidente l’impegno di tutta la squadra per realizzare un prodotto di qualità. Ottimo cast, su cui prevale Emiel Sandtke, la cui vena drammatica si nota in modo particolare nell’istante in cui Felix apprende l’omosessualità di suo padre: basta un cambio di espressione nemmeno troppo marcato, per farci capire che dentro di lui è esploso un ordigno nucleare. Questa si chiama classe. L’unica nota negativa è rappresentata dal finale. Non sono contrario ai finali aperti ma, visto il delicato tema trattato, avrei preferito una conclusione.

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