Do not disturb

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Do not disturb

Quando Jeff si presenta inaspettatamente in casa dell’amico Ben alle due di notte, i due riassaporano immediatamente le atmosfere di una volta. Non si vedono dai tempi del liceo, ma il loro legame non ha risentito della distanza. Jeff è ancora il ragazzo selvaggio di un tempo, artista vagabondo e amante seriale. Ben, invece, è impegnato con Anna e con lei, dopo aver acquistato una piccola, ma confortevole casa in periferia, sta tentando di avere un figlio. La presenza di Jeff però porta scompiglio nella vita di Ben, soprattutto dopo aver partecipato a una festa molto movimentata e aver bevuto parecchio. Rientrati a casa in compagnia di Monica e Lily, le ragazze che avevano organizzato il party, Jeff e Ben si lasciano convincere a girare un video porno amatoriale gay…
Remake poco riuscito di “Humpday” di Lynn Shelton. Dichiarazioni del regista Yvan Attal: “Quello che mi interessava era mettere in scena la sessualità e parlare di questioni che si riferiscono ad essa senza mai essere imbarazzanti, anche quando la situazione si complica. La sessualità è sempre una cosa che ci blocca, non la si mette mai in discussione. Ci si crede liberi e senza tabù e ci si rende conto che si è lontani dall’esserlo. Soprattutto gli uomini … Ho l’impressione che le donne conoscano i loro desideri e per loro comprendere la loro sessualità non mette in discussione la loro identità. Per gli uomini è più complicato […] L’artista cerca continuamente di far esplodere i propri limiti e farsi violenza per andare dove ha paura di andare, in questo caso tentare l’esperienza dell’omosessualità se si è etero. Il limite del proprio talento è il limite del proprio coraggio, della propria audacia. È per questo motivo che ho messo l’accento sul fatto che i miei due protagonisti siano degli artisti frustrati che si ritrovano dopo anni per creare un progetto artistico.” Per le parti femminili di contorno, Attal ha scelto nientemeno che Laetitia Casta per il ruolo della moglie Anna che desidera fortemente un bimbo mentre una delle artiste lesbiche, Lilly, è interpretata da Charlotte Gainsbourg, sua ex-moglie, nella realtà (si sono separati sei mesi fa a causa, pare, di un breve flirt di lei – attualmente a Colonia sul set dell’erotico Nymphomaniac di Lars Von Trier – col cantante Pete Doherty). La sua compagna Monica, che nell’originale aveva il volto della regista del film, Lynn Shelton, è interpretata invece da una scatenata Asia Argento.(Roberto Schinardi, Gay.it)

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CRITICA:

Yvan Attal signe le remake de HUMPDAY sans convaincre. S’il met en scène un film tantôt sulfureux, tantôt choquant tant il frôle le réalisme, il sombre indéniablement dans l’artificiel et le démonstratif. Son scénario flirte avec la comédie et s’épuise à mesure qu’il se développe. Plus encore, Attal semble passer à côté de ce qui faisait l’intérêt de HUMPDAY : le questionnement identitaire au-delà des genres et des normes. DO NOT DISTURN porte donc bien son titre
Le film s’ouvre sur la confrontation à un couple, Ben (Yvan Attal) et Anna (Laetitia Casta), en plein ébats sexuels. Le dialogue est cru. L’approche est réaliste. L’action est interrompue par l’arrivée impromptue d’un visiteur, Jeff (François Cluzet). Il s’agit d’un ami que Ben a perdu de vue ; « celui qui n’est pas venu au mariage ». Ben et Anna l’hébergent. Le couple révèle déjà ses failles : Ben et Anna, à la vie rangée et normée, ne parviennent pas à avoir un enfant.
Le ton est réaliste. L’approche esthétique tente de traduire l’agitation de Ben et Jeff, et l’agacement d’Anna en étant proche d’eux. Mais rapidement, avant même que les enjeux ne soient mis en place, Yvan Attal sombre vers une approche artificielle avec des effets de montage certes léchés mais dépourvus de sens.
Ben et Anna sont stigmatisés par Jeff. Lorsque Ben rejoint Jeff chez une galeriste parisienne (Asia Argento) qui organise une sauterie, il s’en rend compte et tente de démontrer qu’il est toujours libre indépendamment de sa vie rangée. Il relève le défi de faire un film pornographique-artistique avec Jeff qu’ils proposeront au festival « Hump ». Ils décident de faire quelque chose de novateur et de se mettre en scène – alors qu’ils sont tous deux hétéros – dans une relation homo-sexuelle.
Si la trame narrative est la même que celle mise en place par Lynn Shelton dans HUMPDAY, Yvan Attal y insuffle beaucoup d’effets démonstratifs et de détours. Ce faisant il met à mal toute hypothèse de huis-clos entre ses protagonistes si bien qu’il est obligé de le créer artificiellement, dans une séquence pathétique dans un commissariat, afin de parvenir à mettre en scène des aveux qui s’avèrent cependant bien creux.
La dynamique réaliste n’a de cesse de s’épuiser et Attal sombre carrément dans une plate comédie sans sens logique. DO NOT DISTURB devient alors pathétique. Certes il est amusant de découvrir Joey Starr (dans un rôle anecdotique) qui fait un play-back sur Dalida mais Attal passe à côté d’un sujet en or en en rendant les enjeux risibles. (Nicolas Gilson, http://www.ungrandmoment.be/do-not-disturb/)

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