Il Dittatore

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Il Dittatore

“Il dittatore della risata, altro che principe, monopolizza, accentra e polverizza le minoranze cinematografiche, rinunciando all’albagia, detronizzando la fantasia del buon gusto, inseguendo il “fuori luogo”. Raccontare la trama sarebbe come svelare gli intrecci di un film porno, e qualcuno in fondo alla sala potrebbe gridare infastidito, se si insiste a farlo: “Troppa trama!!!”… appunto. Tant’è, Il Dittatore pare sia liberamente e satiricamente ispirato alle memorie di Saddam Hussein (Zabibah and the King) e Sacha Baron Cohen interpreta il despota della Repubblica di Wadiya, giunto negli Stati Uniti ad intervenire con un discorso alla Nazioni Unite e proclamare la ferma volontà di non interrompere il programma bellico e di non avere alcuna intenzione di aprirsi alla democrazia. Viene bloccato dal suo braccio destro (Ben Kingsley) che trama alle spalle, sostituendolo con un sosia stupido e completamente sotto scacco. Il dittatore si ritroverà a vagare per New York, senza più la barba lunga che lo contraddistingue sin dalla nascita, ma sempre con l’indice puntato della mano sinistra, segno della sua dissacrante, disumana e insana cattiveria, pronta a riprendersi a tutti i costi la sua privilegiata posizione. L’andatura filmica è quella di Borat e Bruno, l’andatura deambulatoria è simile a quella del gendarme in Hugo Cabret, meno zoppicante semmai, ma sempre militaresca, con una leggera tendenza claudicante, a segnare il passo, di un personaggio forse ormai privo di respiro. La pazzia di Sacha Baron Cohen è la dipendenza, bella malattia a volte, dipende ovviamente, dipendenza dal voler stare fuori dalle righe, piuttosto che sopra le righe…” (Sentieriselvaggi.it) Dobbiamo aggiungere che il film è molto ‘camp’, nello stile di Larry Charles, pieno di doppi sensi e allusioni gay (vedi battuta su George Clooney), insulti omofobi compresi, salvati da un appassionato bacio gay tra Cohen e Kingsley.

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Un commento

  1. zonavenerdi

    Film migliore di quello che ci si potrebbe aspettare. Non che faccia ridere a crepapelle; ma qualche discreta battuta e qualche doppiosenso centrato ci sono. Se poi non ci si offende per le ripetute battute onmofobe allora direi che non ci si pente di aver visto questo film.

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CRITICA:

One of the funniest movies I know! There are so many good jokes based on what’s happening in the world. If you read the news on a daily basis and know what’s going on in the world you’ll like this movie. Some people may not like Cohen but I think he’s a genius. It really takes something to show the problems that we have in a funny way. However you should really go and watch that movie, it’s worth the money. I personally watched it twice in theater. Now I really don’t know what to write anymore without giving away any jokes because the jokes come one after another. I was already laughing out loud after one minute. It’s really cool if you watch a movie in theater and everyone in the room is laughing. So my definitive final conclusion is that The Dictator is more than a movie, it’s an experience 😉 (schuepbach-sven, IMDB)

Sacha Baron Cohen è un vero provocatore. Come tale, suscita in alternativa amore e odio, a seconda che vi piaccia o meno la scorrettezza politica a oltranza, indossata come fosse un abito un po’ kitsch di cui vantarsi. “Il dittatore”, terzo film che l’attore realizza con il regista di “Borat” Larry Charles, non fa assolutamente eccezione: anzi, si spinge molto in là, persino troppo a volte, verso un umorismo cinico, chiassoso e nel peggiore dei casi persino infantile e disgustoso.
Sia chiaro, non tutto è da buttare in questo “The Dictator”: innanzitutto, la prima ora circa fa davvero ridere. Cohen è istrionico nei panni dell’Ammiraglio Generale Aladeen, dittatore dello stato nordafricano di Wadiya, una carica che riveste con inettitudine e totale disprezzo per le vite dei suoi sudditi. Ma, in fondo, scopriamo che Aladeen è ancora un bimbo che non è mai stato davvero amato e si sente solo. Cohen riesce nell’impresa di renderlo simpatico nonostante tutto, e Charles strizza l’occhio più di una volta a “Il grande dittatore” di Chaplin, ribaltando però le carte in tavola in un sequenza finale che stravolge il senso del discorso alle nazioni di Charlot.
Gag davvero azzeccate (Aladeen che spaventa senza volerlo i turisti, il muro della vergogna su cui il dittatore conserva le polaroid di quanti si è portato a letto) si alternano ad altre che lasciano indifferenti, ma tutto sommato ci si diverte. La sceneggiatura gioca sulla classica struttura del “Viaggio dell’eroe” per raccontare la presa di coscienza al negativo di Aladeen, che, anziché imparare a migliorarsi, capisce di voler diventare “il più grande dittatore di tutti”. La morale della favola è nerissima: il potere dà alla testa e chi lo possiede non lo lascerà mai andare. (Marco Triolo, Film.it)

Dove il defenestrato Gheddafi ha fallito, lui esce vittorioso: parliamo del Generale Ammiraglio Aladeen, dittatore dell’immaginario stato nord-africano di Wadiya, che a dispetto delle varie primavere arabe amorosamente tiranneggia e opprime il suo popolo. Impataccato di medaglie, sul trono dall’età di sette anni, pronto a far tagliare la gola a chiunque osi contraddirlo, e con a vanto una lunga lista di amanti celebri di ambo i sessi che annovera Arnold Schwarzenegger, Aladeen è incarnato da Sasha Baron Cohen, l’irritante e irresistibile comico ebreo inglese rivelatosi sulla scena internazionale con i film Borat e il meno riuscito Bruno (Alessandra Levantesi, La Stampa)

Non è servito il nostro menu ideale, ma con il nuovo film scritto e interpretato da Sacha Baron Cohen ci si alza sazi dal self-service. La qualità e gli ingredienti di risate e risatacce suscitate da «Il dittatore» si mantengono, infatti, a metà strada tra il puerile e il canagliesco, lo scurrile e il surreale, il feroce e l’autodistruttivo, ma è giusto anche mettere in conto i due buoni-premio che si ritrovano in tasca uscendo dalla sala. Il primo certifica che in qualche modo hai ammazzato il tempo divertendoti e senza scrutare l’orologio in pianta stabile; il secondo tramanda alla memoria individuale e collettiva come sia possibile, al di là dei soliti (finti) proclami, fare satira davvero generalizzata e sparare ad alzo zero contro i più nobili e sacri principi. (Valerio Caprara, Il Mattino)

Scommettiamo che… riderete come mai prima. E scommettiamo che saranno le risate meno stupide che possiate fare oggi al cinema? Il dittatore è il miglior film della coppia Larry Charles (regista) e Sacha Baron Cohen (“mattattore”): dopo Borat e Bruno, un concentrato di scorrettezze politiche, humour al vetriolo e devastanti capi d’accusa. Ce n’è per tutti, soprattutto, per noi: siamo proprio sicuri che gli Usa, e l’Occidente, siano una democrazia? No, e non ce lo manda a dire un dittatore da antologia, crasi irresistibile di Saddam e Gheddafi, che dedica commosso al fu Kim Jong-il, ospita in casa Bin Laden, gareggia in Bunga-Bunga, strapazza l’ONU e sui diritti civili può solo scoppiare a ridere. (Federico Pontiggia, Il Fatto Quotidiano)

Non c’è due senza tre. Purtroppo. Dopo Borat e Brüno, ecco quest’altra sgangherata goliardata dell’ineffabile Sacha Baron Cohen. Un guitto che nel nostro glorioso avanspettacolo avrebbe faticato a ritagliarsi un ruolo di seconda fila e invece è stato incredibilmente issato sull’Olimpo dell’umorismo internazionale. A furor di critica più che di popolo, bisognerebbe aggiungere. Già, perché i suoi film, puntualmente ricoperti di premi, non è che al tirar delle somme facciano incassi mirabolanti. Anzi. (Massimo Bertarelli, Il Giornale)

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