Dimenticare Venezia

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Dimenticare Venezia

Film sulla memoria in cui l’omosessualità di 4 personaggi è forse legata al rifiuto di crescere e di emanciparsi dai paradisi dell’infanzia e dell’adolescenza. Il regista cerca di approfondire le difficili psicologie dei protagonisti, con un tono, uno stile, una semplicità narrativa pungenti ed indimenticabili. Quando il film uscì colpì al cuore tutti gli omosessuali che corsero a vederlo e rivederlo. La critica invece, forse sconcertata dalla chiarezza e normalità con cui l’autore trattava l’omosessualità, rimase assai fredda e anche in seguito ha sempre trattato abbastanza male il regista che meriterebbe invece di essere rivalutato. Oltre l’eleganza figurativa concorrono alla perfetta realizzazione del film sia la bravura degli attori che l’indovinata colonna sonora. Da rivedere con nostalgia.

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8 commenti

  1. zonavenerdi

    Il tema centrale del film è quello della difficoltà dei protagonisti di distaccarsi dalla loro infanzia e dai ricordi che la rappresentano. L’omosessualità dei personaggi è si presente, ma mi pare il secondo tema. Il film comunque non mi ha fatto eccessivamente impazzire …

  2. thediamondwink

    nelle campagne veneziane i ricordi si rincorrono nella follia di stravaganti personaggi, tra effetti di chiaro/scuro, il regista ci racconta una storia triste, maliconica. Eccellente l’interpretazione della Melato, come sempre. Impegnativa la visione, ma molto interessante.

  3. gusvansantboy

    Senza infamia e senza lode, un film di interesse, più che altro, sociologico e affettivo – suppongo – per la comunità glbt. Sicuramente ben recitato – su tutti spicca la Melato che da sola vale la visione. Penso che il film abbia ispirato Ozpetek, per lo meno, si potrebbe tracciare un’ideale linea di evoluzione culturale che arriva fino a ‘Mine Vaganti’. Nota di encomio al grande Erlan Josephson, attore feticcio di Bergman, da poco scomparso, che anche in questo caso fa la sua bella figura con un’interpretazione mai divistica, misurata e densa di dettagli.

  4. Purtroppo non e’ facile da recuperare ma e’ un film assolutamente da vedere. Estremamente coraggioso per quegli anni in Italia, tratta di amore omosessuale con grande delicatezza ed eleganza senza pero’ risparmiare la crudezza visiva di eventi e traumi della vita. Superbi gli attori (Giorgi e Melato su tutti). Unico neo l’insistenza un po’ mielosa dell’Amarcord del protagonista.

  5. Ultraviolet

    Bello, lirico nostalgico e poetico, e forse è questo il limite del film, cioè il compiacimento un po’ troppo esteta del tutto.
    Comunque un film da vedere che non lascia per nulla indifferenti.

  6. Jim Puff

    Bellissimo nostalgico film in cui ci si abbandona spesso alla memoria dei ricordi d’infanzia mentre si affronta, con qualche difficoltà, la vita.
    La rappresentazione magistrale di un ambiente agreste quasi del tutto scomparso dove trovano spazio semplicità e buonumore e la bravura di tutti gli interpreti convincono che siamo di fronte a un quasi capolavoro.
    La lucidità con cui Brusati affronta i temi nei suoi film ne fanno un autore unico, troppo sottovalutato da critica e pubblico italiani.
    Da non perdere!

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In una villa-fattoria del Veneto vivono le giovani Anna e Claudia, l’anziana zia Marta e la decrepita balia Caterina. Anna, nipote di Marta che è una ex cantante lirica, accudisce alla fattoria; Claudia, orfana accolta nella casa sin da piccola, fa da maestrina ai bambini della zona agricola e partecipa attivamente al mantenimento della femminile famiglia. Un giorno, provenendo da Milano ove possiede un negozio di macchine classiche rinnovate, giunge Nicky, il fratello di Anna, insieme al meccanico Picchio, un giovane che è suo socio ma anche “amico particolare”. Dalla casa, piena di ricordi e di nostalgie, sembrano improvvisamente fuggire i fantasmi del passato. Alla vigilia di una gita a Venezia che tutti sognano con piacere, abitanti e ospiti si recano al ristorante rustico ove, celebrandosi il matrimonio riparatore di una giovane coppia, Nicky incontra Rossino, amico d’infanzia, ora padre di cinque figlioli tra cui la sposina. E’ questa a notare la presenza della già famosa Marta e a invitarla ad una esibizione canora che segue con un tango di Marta e Nicky. Ma l’anziana cantante, di ritorno alla propria villa, viene stroncata da un infarto. Tutti decidono di trasferirsi a Milano. Nicky, tuttavia, torna sulle proprie decisioni e rimane in campagna. Caterina accetta l’ospitalità di un nipote. Anna, Claudia e Picchio prendono posto sulla corriera che li porterà verso la Lombardia.

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