Il Declino dell'impero americano

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Il Declino dell'impero americano

Nel Québec, in un bel pomeriggio d’autunno, un gruppo di intellettuali e professionisti preparano la cena in una casa di campagna, mentre le loro donne fanno body building in una palestra vicina. I primi parlano di donne, le seconde di uomini, scambiandosi pettegolezzi e confidenze. Quando i due gruppi si riuniscono, attriti e conflitti: la libertà sessuale tanto chiacchierata è più facile a parole che nei fatti. Ottimo esempio di cinema di conversazione con la cinepresa al servizio degli attori (bravissimi) e dei dialoghi brillanti. Tra i protagonisti anche Claude (Yves Jacques), amico del padrone di casa, gay dichiarato che elogia il sesso promiscuo ma che già vive nel terrore dell’aids. Anche alcune donne diranno, senza problemi, di avere avuto esperienze lesbiche. Film interessante, moralistico anche se vorrebbe far credere l’opposto, che parla di sesso e sentimenti in modo abbastanza nuovo e senza pruderie.

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Otto protagonisti: quattro donne di estrazione medio borghese, di cui una sposata (Louise con Remy), una separata con figli (Diane), una giovane single compagna di Pierre (Danielle), una meno giovane single (Dominique, già amante sia di Pierre che di Remy), e quattro professori universitari, uno sposato (Remy), uno separato (Pierre), uno gay (Claude) e il più giovane del gruppo (il single Alain) stanno trascorrendo un fine settimana nella casa sul lago di uno di loro, Remy, docente di storia e vicino di casa di Diane. Le prime sono in palestra, fra esercizi, attrezzi, piscine e sauna, i secondi in cucina fra pentole, ingredienti e fornelli, si scambiano cinicamente racconti di esperienze erotiche coniugali – sopra tutto extra coniugali – sia normali che devianti, molto piccanti e dettagliate, con ossessiva insistenza. Riuniti a cena, le conversazioni degli otto commensali – per l’occasione tutte convenzionali sorrisi e manierate – completamente prive di vero interesse, vengono interrotte da Mario, personaggio primitivo e svagato che cerca Diane, la quale lo invita a cena con gli altri. Visibilmente annoiato dai discorsi dei commensali, Mario se ne va bruscamente, perché “lì si parla, non si fa orgia”, seguito tranquillamente da Diane, per una loro orgia privata. Il gruppo dei commensali rimasti, dopo una intensa passeggiata all’aperto, si ritira per la notte non prima di dare luogo ad una discussione nella quale emerge anche un contrasto tra Louise e Dominique sullo stato del mondo, per cui ci si chiede anche se “L’esasperata caccia alla felicità personale, caratteristica della nostra società, non sarà per caso storicamente legata all’iniziale declino dell’impero americano?” Nessuno riesce a dormire, e fra qualche amara riflessione che affiora finalmente, quasi per germinazione spontanea, al di là dei temi frivoli e pruriginosi che hanno intrattenuto gli otto protagonisti per tutto il giorno, Dominique rinfaccia a Pierre e Remy di essere condiscendenti con lei perché entrambi sono stati a letto con lei. La Compagnia si scioglie, Remy cerca ci consolare la moglie Louise, ma poi dal buio di un terrazzino, lei coglie il racconto che Dominique fà al giovane Alain dei continui e morbosi tradimenti di Remy, e, dimenticando di aver anche lei vantato in palestra con le amiche le proprie libere esperienze erotiche, si rifugia piangente da Claude, anche lui solo. Diane è impegnata con Mario e l’incontro fra l’unica nubile, Dominique e Alain sfocia in uno scambio di effusioni. I discorsi notturni dei vari personaggi proseguono fra cinismo e disperazione, finché all’alba una musica distensiva li riunisce e ciascuno si appresta a riprendere con naturalezza la solita squallida vita, mascherata d’ipocrisia. (Cinematografo.it)

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