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Girato con una telecamera DV è l’esordio di un talentuoso regista filippino che utilizza un cast di bravi ma sconosciuti attori. Ci troviamo davanti a un miscuglio di personaggi che in comune hanno solo la loro locazione. Gil, il proprietario dell’abitazione (compaund) ha una moglie, Divina, che non lo soddisfa sessualmente, una figlia adolescente che dice di avere amici immaginari e un lavoro sull’orlo del fallimento. Vicino alla paranoia, si sostiene con anfetamine. La moglie Divina è apparentemente fatua e superficiale, sogna di assomigliare a Melanie Marquez, usa la chirurugia plastica, ma nasconde una profonda sensibilità. Quando accettano nella loro residenza Jay, uno yuppie bisessuale diviso tra la sua ex moglie e un giovane amante, le cose cominciano a ingarbugliarsi. Gil, in preda alla paura del fallimento finanziario oltre che a quella del terrorismo, focalizza morbosamente tutte le sue attenzioni su Jay. Un miscuglio di segreti e di sessualità (quest’ultima espressa molto bene dal bravo e bono Jake Macapagal nella parte di Jay) creano una forte tensione dove non riusciamo più a distinguere tra allucinazioni e la realtà e tutti i personaggi sembrano vulnerabili. Un thriller d’avanguardia che affronta i temi della paura, della ricchezza e dell’amore.

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