Cold Lunch

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Cold Lunch

Esordio nel lungometraggio della norvegese Eva Sørhaug, che ha studiato all’Academy of Art College (MFA) di San Francisco, dove ha girato dei corti, e ha frequentato la Scuola Drammatica svedese di Stoccolma, prima di ritornare in patria, dove ha ambientato il film. In un intreccio classico ma non scontato, Cold Lunch perlustra in sei capitoli le vite di cinque persone nel corso di 48 ore in un quartiere residenziale di Oslo. Cinque “cold stories” che si sfiorano. La solitudine è il segno che contraddistingue queste esistenze e le unisce: la moglie umiliata e piena di sensi di colpa, il giovane squattrinato che finisce per prostituirsi per poter pagare l’affitto, il portiere di stabile che accudisce la figlia handicappata, la borghese di mezza età che ogni sera si porta a letto un uomo diverso, la giovane segregata in casa per anni dal padre che alla morte di questi scopre il mondo, pur rimanendo in perfetto isolamento. All’apparenza spietato (nessun regista ha mai osato fare una fine così orribile ad un neonato, per opera di feroci gabbiani hitchcockiani) ma venato di umana pietà, Cold Lunch chiude con un ultimo capitolo intitolato “Il Paradiso riconquistato”. Forse dall’Inferno si può risalire ma alla solitudine è difficile sfuggire. (cineuropa.org)

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