Il Club delle prime mogli

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Il Club delle prime mogli

Ai tempi del college, Brenda, Elise, Annie e Cynthia sono quattro ottime amiche che si promettono a vicenda di non abbandonarsi mai e di esserci sempre l’una per l’altra. Parecchi anni più tardi, Annie (Diane Keaton), Brenda (Bette Midler) ed Elise (Goldie Hawn), ormai persesi di vista una volta terminati gli studi, si reincontrano al funerale di Cynthia, diventata una donna ricca e di successo ma molto sola e infelice, essendo anche stata lasciata dal marito per un’altra. Le tre protagoniste decidono di fermarsi a pranzo insieme, e capiscono di avere in comune ben più di un’amicizia di vecchia data. Dopo aver infatti aiutato per anni i propri mariti a salire la scala del successo, ognuna di loro si è ritrovata scaraventata a terra per far posto a una nuova, giovane e attraente rivale. Ma il trio è ben determinato a trasformare la perdita in una rivincita. Organizzano un ingegnoso piano per colpire i loro ex là dove fa più male: nel portafoglio. Elise scopre che la nuova fiamma del marito è ancora minorenne e, come previsto dai patti per il divorzio, gli sottrae tutti i beni che hanno accumulato durante gli anni del matrimonio; li vende poi ad un prezzo irrisorio alla sua amica Annie, la quale, mettendoli all’asta, guadagna la cifra necessaria per acquistare le azioni della società del marito e diventarne la maggiore azionista. Brenda, da parte sua, trova alcuni documenti importanti per provare che l’attività del marito non è del tutto legale. Ora che hanno i loro ex in pugno, possono dunque costringerli a “sborsare” i soldi per costruire un centro di assistenza di qualunque tipo per le donne di New York.(Wikipedia) – “Per la prima volta nel film di una major non si criminalizza la scelta lesbica della figlia di Annie” (P. Mereghetti).

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7 commenti

  1. Ma quanto e’ divertente questo film? Attrici superlative che fanno gara di bravura, comprimari e comprimarie esilaranti, battute che reggono il colpo, una scena che come le caramelle tira l’altra. Bellissima la battuta da parte della figlia lella di Diane Keaton: “mamma non dire niente a papa’, voglio essere io a dirglielo tipo alla festa del papa’ o il giorno di Natale” 😅😅😅

  2. Molto esilarante la scena delle protagoniste che vanno in un locale per lesbiche.. Il film nel complesso è spassoso e divertente. Il personaggio lesbo è rappresentato bene e da brio al film!

  3. duartofeliz

    adoro questo film! l’ho visto un centinaio di volte e con un amico sappiamo le battute a memoria… gag strepitose e anche se c’è poco o niente di gay vale la pena di vederlo… e rivederlo 🙂

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trailer: Il Club delle prime mogli

https://youtube.com/watch?v=ZAw64RLounI%26hl%3Dit%26fs%3D1

Varie

L’intrigo di Il club delle prime mogli è tratto da un romanzo di Olivia Goldsmith (l’ha tradotto Sperling & Kupfer) che negli Usa ha avuto una bella accoglienza lanciando l’idea della legittimità della vendetta delle mogli abbandonate. Anche il film, diretto da Hugh Wilson, che firmò il primo Scuola di polizia (1984), è andato a gonfie vele superando i cento milioni di dollari di incasso. Evidentemente è piaciuta al pubblico femminile degli States l’idea delle tre donne che scoprendosi derubate oltre che cornificate dai rispettivi mariti partono con ogni mezzo (incluso un piccolo aiuto della mafia) alla riconquista di quello che era loro. E divertono molto Goldie, Bette e Diane che tra i singhiozzi e le sghignazzate, le esplosioni caratteriali e gli slanci d’affetto schiamazzano a ruota libera da un capo all’altro del film affrontando le situazioni con aggiornata spregiudicatezza. Nella farandola trovano posto anche la ragazzina Jennifer Dunda figliola lesbica della Keaton (il che consente una tappa in un locale per sole donne), Maggie Smith come sorniona regina della società newyorkese e Rob Reiner nel cammeo di un medico estetista. (Tullio Kezich, Corriere della Sera)

Goldie Hawn, che è un’attrice di cinema non rassegnata ad invecchiare, dice: “A Hollywood per le donne ci sono soltanto tre parti: bambola, procuratore distrettuale e A spasso con Daisy’”. Il medico cerca di convincerla: “Se ti metto un altro pò di collagene, le tue labbra sembreranno un canotto”. Un’amica allude maligna agli interventi di chirurgia estetica: “Quella donna è un mosaico”. È questo, lo spirito de Il club delle prime mogli di Hugh Wilson, tratto da un romanzo di Olivia Goldsmith pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer: sfottere le donne, divertirsi alle loro risse e ai loro lati patetici, nel momento stesso in cui si dà loro ragione e le si dà per vincenti. Negli Stati Uniti e altrove sembra una formula funzionante, nelle prime quindici settimane di programmazione il film ha incassato 141 milioni di dollari: meno di Ransom – Il riscatto in otto settimane (152 milioni) ma molto, molto più di Michael Collins in dodici settimane (27 milioni di dollari). A New York, tre amiche benestanti quaranta-cinquantenni che i mariti hanno lasciato per mettersi con donne più giovani, decidono di reagire e si alleano organizzando una Operazione Furia Infernale per vendicarsi: uno dei mariti viene terrorizzato con la minaccia di denunciarne passate illegalità, un altro con la minaccia di denunciarne la relazione con una minorenne, il terzo con l’acquisto di metà della sua azienda pubblicitaria e con l’esercizio del potere professionale. Sbalorditi, umiliati, spaventati, i tre uomini cedono, pagano: e i loro soldi serviranno a finanziare un Centro che offre consulenza, assistenza, appoggio alle donne in crisi. Niente sociologia, né etica, né femminismo: l’idea sarebbe quella del puro divertimento intorno alla lotta dei sessi, ai caratteri maschili e femminili, ma il risultato non è poi così comico e ogni tanto s’affaccia anche il tedio. Goldie Hawn, Bette Midler, Diane Keaton, brave attrici tutt’e tre, adottando la gigioneria, l’esagerazione e il grottesco suggeriti dal regista sembrano meno brave. (Lietta Tornabuoni, La Stampa)

Keaton, Midler e Hawn recitano, miagolano, strillacchiano, ridono, cantano e ballano con travolgente vivacità e sicurezza: il finale, con le tre signore in bianco che improvvisano un balletto consolatorio, è da antologia. Al riparo nelle poltrone del cinema, lo spettatore si diverte e ride: perché, in fondo, la realtà che incombe non si può cambiare, si affronta e si accetta, come fanno le tre mogli in disarmo. E musica e sorrisi, bei vestiti e gag sapienti, aiutano a sdrammatizzare, proponendo un finale irrisolto ma consolatorio. (Avvenire, Mirella Poggialini, 25/1/97)

Titoli di gusto pop, fra Lìchtenstein e Almodovar; un terzetto di star impegnate a rifare se stesse sfidando il tempo che passa (soprattutto Goldie Hawn, diva al tramonto, la migliore in campo); un copione non sempre imprevedibile ma zeppo di battute (dietro c’è il best-seller di Olivia Goldsmith tradotto in italiano da Sperling & Kupfer, ma la mano decisiva è quella di Robert Harling, già sceneggiatore di quell’esilarante parodia delle sit-com che era Bolle di sapone); e per finire un’ambientazione che ridisegna la New York dei quartieri alti con il tono, il ritmo, i colori squillanti (da Oscar le scene di Peter Larkin) dei primi Jerry Lewis, quelli diretti dall’ex-cartoonist Frank Tashlin. Magari la regia di Hugh Wilson, che viene da Scuola di polizia, non brilla sempre per leggerezza, si vede anche da come butta via la sublime Maggie Smith nella particina di una regina della moda. E in un mondo così artificioso stridono le inutili comparsate di personaggi veri come l’ex sindaco newyorkese Ed Koch e di Ivana Trump. Ma per il resto, diciamolo, alzi la mano chi non ride. (Il Messaggero, Fabio Ferzetti, 19/1/97)

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