Città nuda

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Constantinos Yannaris, regista che, amante e seguace di Pasolini, ci rimanda ai suoi ragazzi di vita, ma attualizzando il tutto nell’Atene di oggi, tra la prostituzione e la criminalità organizzate dei russi del Ponto, originari della Grecia, stabilitisi sul Mar Nero, rientrati dopo il crollo sovietico. Il regista ha la mano felice nel raccontarci la verità di una disperazione sommersa e la violenza delle situazioni quotidiane, degli amori pagati, delle prostitute sfruttate, dei gay borghesi e sensibili, utilizzando veri ragazzi presi dalla strada. (M. Porro)

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Raro esempio nella cinematografia greca di un regista, giovane e validissimo, che non vuole fare il poeta ma raccontare una storia contemporanea con taglio veloce e incisivo senza negare ai personaggi lo loro dignità in un ambiente che di umano ha molto poco. Giovani “russi del Ponto”, originari della costa del mar Caspio, arrivati dopo la dissoluzione dell’Urss nella periferia di Atene, non più russi ma neppure greci. Sradicati culturalmente e socialmente sono pronti a tutto per fame di ricchezza e eccesso di povertà. Sasha, il loro capo diciassettenne, accetta di sorvegliare Natasha, una giovane prostituta russa, divenuta un oggetto di proprietà del suo protettore. Per avidità o forse anche per amore, tenterà di fuggire con lei.

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