Ciao, una volta, mamma

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Ciao, una volta, mamma

Una storia d’amore dei nostri giorni raccontata in modo poetico e spiazzante, sulla scia del cinema surrealista ed onirico di Buñuel ma senza dimenticare la lezione di Pier Paolo Pasolini. Sandra si appresta a dare alla luce il suo primo bambino. Al suo fianco si precipita il marito Paolo, impiegato preciso ed impeccabile, che negli attimi concitati precedenti il parto rivive la nascita della loro storia, apparentemente lontana, inaridita dalla vita matrimoniale, imposta dalle famiglie, e ingoiata dalla ripetitività e dall’alienazione della vita quotidiana, in cui la sessualità ha perso ogni connotazione affettiva ed i sentimenti sono stati sacrificati nel nome dell’efficienza e del rispetto delle regole. Nessuna meraviglia, quindi, che il neonato Luca sia in realtà un piccolo automa, subito circondato dal padre da innumerevoli giocattoli meccanici, come a farlo sentire a suo agio in quello che è divenuto il nostro presente. Nonostante la nascita del bambino/robot, la vita di coppia dei due neogenitori si trascina stancamente: Sandra, pur vivendo agiatamente, si sente insoddisfatta e sola, abbandonata a se stessa dal marito, sempre impegnatissimo con il suo lavoro. Nel corso di una vacanza al mare, in cui Sandra non esita a sottolineare il naufragio del loro matrimonio, un evento inatteso sconvolge le loro vite: Paolo incontra il giovane Valter e, travolto dalla sua esuberante vitalità, se ne innamora. A Sandra non rimane che Luca, improvvisamente divenuto uomo adulto, seppur ancora infantile nei modi: liberatasi dal peso di un rapporto impossibile, potrà così dedicarsi completamente alle persone che la circondano, così come all’amato figlio, scrollandosi di dosso anni di isolamento e solitudine. Da notare la sequenza del bacio omosessuale tra Paolo e Valter, la prima di questo tipo nella storia del cinema italiano. (Togay 2008)

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