Children 404

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Children 404

I registi Pavel Loparev e Askold Kurov hanno documentato il lavoro di un gruppo di ragazzi LGBT russi che sono entrati a scuola armati di telecamere per riprendere le loro vite quotidiane. Gli studenti passano vicino ai ragazzi gay insultandoli e minacciandoli. La cosa ancora più terrificante è che anche gli adulti, insegnanti e genitori, dicono loro che sarebbe meglio morissero piuttosto che vivere come omosessuali. Tutto questo grazie anche alla legge promulgata dal governo russo che punisce la “la propaganda di relazioni sessuali non tradizionali tra le giovani generazioni”, colpevolizzando e denigrando l’omosessualità. La giornalista Elena Klimova ha voluto reagire a questo stato di cose creando un gruppo di supporto online, Children 404, nome derivato dal codice del messaggio di errore sui social media, permettendo a molti di condividere le loro storie di oppressione, facendo sentire che non sono soli. Il film vuole denunciare un’oppressione della quale nessun media parla. Le riprese fatte dai ragazzi sono grezze e non è sempre facile seguire i passaggi da una testimonianza all’altra, ma il contenuto è forte, impossibile da ignorare. Anche il fatto che molti di questi ragazzi abbiano i volti oscurati, scegliendo di rimanere anonimi, è il segno dei grossi rischi che hanno corso partecipando a questo lavoro. Risultano per contrasto eccezzionali le interviste ai pochi ragazzi che hanno voluto mettersi davanti alla telecamera a volto scoperto, come Pasha, che si è trasferito in Canada per fuggire da tanto odio e repressione.

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IL FILM E’ STATO PRESENTATO AL MILANO FILM FESTIVAL 2014

Un film narrato in prima persona. Da Elena Klimova che – promulgata in Russia la legge che proibisce «la propaganda di relazioni sessuali non tradizionali tra le giovani generazioni» – fonda Deti 404, gruppo di supporto per teenager gay, e dai 45 ragazzi che, a viso scoperto o protetti da anonimato, accettano di essere i protagonisti di questo film. Ai genitori, agli insegnanti, agli psicologi è proibito dire loro che sono sani. Ma lo farebbero, se una legge non li minacciasse di sanzioni? La macchina da presa entra nella vita quotidiana, a scuola, in famiglia ed espone la contraddizione: la cultura dell’omofobia dalle istituzioni è filtrata nelle relazioni. Un vero, terrificante ritratto della Russia contemporanea. (Paola Piacenza, milanofilmfestival.it)

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In 2013, the Russian government passed a bill that forbids LGBT youths to promote their lifestyle, known as the “gay propaganda” law. In response, lesbian teen Elena Klimova founded Children 404, an online support group for gay youths in the country. Forty-five teens, including Klimova, agreed to be interviewed or filmed for this documentary. There share their candid thoughts about living in a world of ridicule. At school, they are taunted incessantly. At home, some of their parents deny they exist. It is hard for the teens to come to terms with their place in a society that denies them a voice.
Children 404 is a shocking film that begs to be seen. Directors Pavel Loparev and Askold Kurov follow a few of the teens into schools and film as students berate them. The intolerance is deeply unsettling to witness. Although several of the youths who agreed to be a part of the film have their faces blocked or are only heard in audio recordings, their stories are heartbreaking. It is brave for these teens to share their stories and daring for the filmmakers to try to capture them out in the open.
One of the most remarkable things about the doc is how the filmmakers bring their camera right up to the faces of homophobic students and citizens. People have no problem unleashing their views to the director or subject. However, the film does not just expose intolerance. It explores how these teens navigate their society and their families – some which have embraced their gay children. The filmmakers latch onto a Russian teen, Pasha, who decides to leave his homeland for Canada, with the hopes of becoming a journalist. To watch Pasha sing “O Canada” at the Lenin Memorial is unforgettable. (Jordan Adler, Toronto Film Festival)

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